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L’aspetto di Roma nel V e VI secolo d.C.

Nonostante l’opera di restauro di molti edifici sia pubblici che privati (cfr, interventi conservatrici di Teodorico sia a Ravenna che a Roma) , nella tarda antichità Roma si presentava come una città in crisi, se non in decadenza. La popolazione ormai ridotta a soli 20.000 abitanti viveva in condizioni di miseria. Il Senato, pur esistendo ancora, aveva perso ogni suo potere effettivo ed era incapace di amministrare la città in modo efficace. Testimonianze ci confermano che la città era talmente allo sbando che i ladri rubavano perfino le statue pubbliche e le ricche”domus” venivano distrutte per ricavarne il materiale da costruzione pregiato oppure venivano destinate a sedi perle comunità cristiane.
I templi furono trasformati in chiese cristiane e quindi mantenevano una funzione religiosa, sebbene in un contesto diverso. Infatti scavi archeologici hanno dimostrato che le prime chiese cristiane sono state spesso costruite su templi pagani o costituite da elementi architettonici risalenti all’ età romana.

Roma continuò ad essere pattugliata da soldati, ma questi potevano fare ben poco per evitare la spoliazione che interessava tutta l’Urbe. L’apatia e l’indifferenza regnava ovunque anche in coloro che avrebbero dovuto garantire l’ordine pubblico ed il rispetto delle leggi.
Gli edifici, privi della manutenzione ordinaria, andavano in rovina e nessuno si preoccupava di intervenire. Tali costruzioni in via di distruzione, diventarono ben presto delle vere e proprie cave di materiale da costruzione. In altri casi, le famiglie preferivano abbandonare i piani alti per stabilirsi ai piani inferiori perché ritenuti strutturalmente più sicuri.
L’unica cosa dell’antica Roma che rimaneva intatta, almeno nella sua funzione, era il Fòro. Qui la popolazione romana era solita ritrovarsi per acquistare merci provenienti dalle vicine campagne o per apprendere le ultime notizie.

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