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Pompeo e Crasso tornarono a Roma contemporaneamente verso la fine del 71 a.C. e Pompeo celebrò uno splendido trionfo per entrambe le vittorie, quella contro Sertorio e quella sugli schiavi. Poi i due generali, mettendo da parte l’ambizione e la gelosia reciproca, unirono le loro forze contro il senato, appoggia dosi per interesse alla massa popolare, desiderosa di vedere ripristinare le prerogative dei tribuni della plebe, e ai cavalieri di cui Crasso era diventato il rappresentante politico. Così Pompeo pose la sua candidatura al consolato, pur non avendone il diritto costituzionale, poiché non aveva ricoperto le magistrature precedenti. E l’alleanza siglata con Crasso consentì ad entrambi di diventare consoli nel 70 a.C. e far approvare tre leggi volte ad abbattere l’edificio politico eretto da Silla, lo scopo di indebolire il potere della nobilitas senatoria che costituiva in particolare un ostacolo all’ascesa politica di Pompeo: si reintegrarono i diritti dei tribuni della plebe; fu eliminato il controllo preventivo del Senato sulla presentazione delle leggi, fu abolito il monopolio della presenza senatoria nelle giurie pensali, affidate per un terzo ai cavalieri, per un terzo a una nuova categoria di individui con risorse economiche inferiori ai cavalieri, ma superiori a quelle del popolo comune, i tribuni erarii, cioè con il compiti di amministrare l’erario pubblico, vale a dire le finanza dello stato.Pertanto, i senatori cui spettava solo un terzo dei giurati, rimasero in minoranza. Inoltre 64 senatori che avevano entusiasticamente appoggiato l’operato di Silla furono allontanati e i cavalieri ottennero di nuovo i lucrosi appalti della provincia d’Asia, tolti loro da Silla.

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