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L'ascesa di Caio Giulio Cesare


Nel partito popolare spiccava Caio Giulio Cesare, nato da una famiglia di antica nobiltà, aveva militato tra i Mariani e si era salvato dalle proscrizioni sillane, attraverso l’aiuto di amici aristocratici. Dalla parte del Senato, però, vi era Cicerone un uomo probo, convinto che il Senato fosse l’unica difesa per la democrazia e che con la sua attività di avvocato e la sua vasta cultura aveva ormai raggiunto un ampio seguito. In questi anni si affermò anche un altro personaggio, Catilina, un aristocratico, che cercava di eliminare la Repubblica per concentrare il potere nelle proprie mani e si era candidato al consolato, uscendone perdente, ci riprovò e ottenne molti consensi, ma nel frattempo stava già organizzando una marcia su Roma con un esercito in Etruria e dei cospiratori e quando perse il consolato per la terza volta, decise di metterla in atto. Venne però scoperto da Cicerone, che gli impedì di realizzare la rivolta, scatenando l’ira di questi, che volevano vendicarsi uccidendolo, ma vennero nuovamente smascherati da Cicerone, quindi Catilina venne fatto allontanare da Roma e Cicerone riuscì a convincere il Senato a condannare a morte i cospiratori rimasti a Roma, nonostante l’opposizione di Giulio Cesare. Intanto Catilina si era recato in Etruria, dove aveva creato un esercito per un ultima resistenza, ma venne sconfitto dall’esercito inviato dal senato romano. In seguito Pompeo tornò a Roma, anche se non era ben visto dal Senato che non gli concesse terre, quindi Giulio Cesare propose un alleanza a Pompeo estesa anche a Marco Licino Crasso con la quale tutti e tre univano le loro forze per interessi comuni. Con questo accordo Giulio Cesare divenne console, Crasso ebbe delle agevolazioni economiche e Pompeo delle terre. Durante il consolato Cesare creò un provvedimento per un agro pubblico in Italia, emanò una legge per contrastare gli abusi dei governatori e rese pubblici i decreti del senato. Al termine del consolato Cesare, chiese un proconsolato in Gallia Cisalpina, dato che voleva conquistare dei territori in Gallia non romana. Successivamente fece allontanare Cicerone dalla politica, attraverso una legge, che prevedeva l’esilio per coloro che avevano condannato a morte senza permettere un appello presso il popolo, così Cicerone fu costretto a rifugiarsi in Macedonia. Intanto Cesare aveva trovato il pretesto per entrare in Gallia non romana, infatti intervenne contro gli Elvezi (nemici delle altre tribù) e li sconfisse, diventando un difensore e negli anni successivi conquistò anche la Gallia belgica. Alla fine, però, Cesare dovette rinnovare i patti con Pompeo e Crasso per avere un sostegno, fu così che ottenn un proconsolato in Gallia per altri cinque anni e in cambio Pompeo e Crasso ottennero il consolato per un anno.
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