Commercio e Lavoro nell'antico Egitto

Il commercio

Considerando la struttura economica egizia, centrata intorno alla figura del faraone, che la gestiva grazie alla scrupolosa attività di funzionari e amministratori provinciali, è comprensibile che il commercio fosse alquanto ridotto e lasciato all'iniziativa straniera. Questo elemento costituì un limite allo sviluppo economico dell'Egitto, ma si deve considerare che gli stessi deserti, il corso non sempre regolare del Nilo, la carenza di animali da soma (cavalli e cammelli furono introdotti solo dagli Hyksos) e mezzi di trasporto (il più usato furono le barche del legno di cedro, importato dal Libano, di papiro e di giunchi, abbondanti lungo il Nilo) non garantivano il trasporto a lungo raggio delle merci.

Il lavoro coatto

I prodotti dell'agricoltura e le risorse naturali di cui l'Egitto disponevano (non mancavano miniere d'oro in Nubia, rame e pietre preziose) avrebbero dovuto da soli garantire al paese una notevole ricchezza: ma un'enorme quantità di mezzi fu investita nella costruzione delle grandi opere pubbliche; proprio per la realizzazione di tali opere i faraoni fecero ricorso anche prestazioni obbligatorie di manodopera da parte dei sudditi.

Il lavoro coatto rese possibili opere di indubbia utilità pubblica, come la canalizzazione delle acque e la costruzione di argini artificiali lungo il Nilo, ma enormi risorse, economiche e umane, furono anche impiegati nella costruzione di palazzi, templi e monumenti funebri finalizzati alla glorificazione del faraone stesso

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