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Annibale e l’alleanza con le popolazioni della penisola italiana

Nel 218 a.C., quando scoppiò la Seconda guerra punica, Annibale valicò le Alpi e due anni dopo, nel 216 arrivò in Puglia e sconfisse pesantemente presso Canne l’esercito romano. Avrebbe potuto attaccare Roma, ma non lo fece, preferendo erodere piano piano il potere del nemico cercando di sottrargli le varie alleanze esistenti sulla penisola italiana. Per fare questo, Annibale si trattenne in Italia ben 13 anni. Molte popolazioni preferirono schierasi con lui ed abbandonare Roma, non solo per simpatia, ma soprattutto perché era apparso agli occhi di tutti il comandante più forte e che dava maggiore sicurezza.
Il primo grande alleato ad aprire le porte ad Annibale fu Capua che pensava così di sostituirsi a Roma nel ruolo egemonico nella penisola una volte che la guerra punica fosse terminata. Gli abitanti della città accolsero con feste varie l’arrivo dei soldati vartaginesi e questi ultimi trascorsero in Campania tutto l’inverno deliziandosi con il vino Falerno, con banchetti continui e disponibilità illimitata di prostitute Tito Livio, nell’opera Ad Urbe Condita definisce così quesyto periodo che ha preso il nome di “ozii di Capua”: L'ozio, il vino, i banchetti, le donne, i bagni, la vita spensierata, che divennero ogni giorno più attraenti mentre gli uomini si abituavano a tale stile di vita, fecero perdere vigore alle loro menti e corpi” Fu così che Capua diventò il quartiere generale di Annibale, punto di partenza favorevole per l’espansione verso il Sud, approfittando anche del fatto che anche Siracusa, dopo la morte del tiranno Gerione II era passata dalla sua parte. Altri popoli italici che si allearono con Cartagine furono: gli Apuli, in Puglia, i Sanniti, che occupavano l’Abruzzo, il Molise ed una parte della Campania, i Bruzi, in Calabria ed i Lucani, in Basilicata. Ma l’obiettivo principale del condottiero Cartaginese era di attirare nella sua orbita, oltre a Capua anche Taranto il cui porto era molto adatto per ricevere notevoli rinforzi e grandi quantitativi di derrate alimentari. Fu così che nel 213 a.C., Annibale si accampò nelle vicinanze della città, in attesa del momento più favorevole per intervenire. L’occasione si presentò quando alcuni nobili tarantini, non sopportando più il dominio di Roma, si rivolsero al Cartaginese aprendogli le porte della città.
Ma l’alleanza con tutti questi popoli italici non durò a lungo. Nel 212 a.C. I Romani presero d’assedio e distrussero Siracusa e due anni dopo fecero lo stesso con Agrigento. Nel 211, mentre Annibale era occupato a Taranto i Romani iniziarono ad assediare Capua e venne espugnata dal proconsole Quinto Fulvio Flacco. È in questo momento che la storia ci parla di 27 senatori della città di Capua preferirono darsi la morte bevendo del vino avvelenato piuttosto che cadere in mano ai Romani. I senatori ribelli, rimasti in vita furono fatti decapitare con una scure su ordine del proconsole. Molti cittadini furono deportati e tanti nobili della Campania incarcerati. L’episodio di Capua dimostrò che Annibale non era in grado di difendere i suoi alleati e che, invece, i Romani erano sempre pronti a riprendersi le città perdute e a punire severamente chi aveva stretto alleanza con il nemico. Ben presto, i Cartaginesi dovettero abbandonare anche Taranto, grazie all’aiuto che i Bruzi, passati dall’altra parte, dettero ai Romani. Quando nel 204 a.C, i Romani portarono la guerra in Africa, ad Annibale non restò che abbandonare la Calabria e prender la via del ritorno.
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