Alessandro, figlio di Filippo II e della principessa epirota Olimpiade, a 18 anni era comandante dell’ala destra dell’esercito nella battaglia di Cheronea. Durante l‘infanzia aveva avuto come precettore Aristotele, che lo aveva aiutato a tirar fuori le sue doti di intelligenza e carisma che lo hanno poi caratterizzato nel tempo; infatti, alla morte improvvisa del padre non fu colto di sorpresa, ma sbarazzatosi velocemente dei pretendenti al trono, nel 336 a.C. prese il potere, pronto a divenire il più grande conquistatore della storia.
Una volta preso il potere, Alessandro, con grande rapidità ottenne il potere assoluto nella Lega di Corinto e partì alla volta dell’Asia minore con l’intento di sfidare e vincere il temuto Impero Persiano, a capo del quale vi era il Gran Re Dario III Codomano. L’esercito di Alessandro era composto da non più di 40.000 uomini, tra mercenari, alleati greci e Macedoni, ma riportò una netta vittoria durante il primo scontro con il nemico, guidato dal comandante Memnone, nell’estate del 334 a.C. a Granìco; inoltre, combattendo in prima fila, dando esempio di coraggio, rischiò i essere ucciso.

Dopo ciò, continuò la sua avanzata liberando le colonie greche e nel 333 a.C. il Gran Re in persona tentò di fermarlo nella battaglia di Isso. E dopo aver conquistato la città Fenicia di Tiro, in seguito ad un celebre assedio, entrò trionfante in Egitto (331 a.C.) e fondò, nelle foci del Nilo la città di Alessandria, destinata a diventare molto fiorente negli anni successivi alla sua morte. Partì poi diretto al cuore dell’Impero, la Mesopotamia, rifiutando le vantaggiose offerte di pace che Dario III gli inviava.
Nel 331, nella battaglia di Gaugamela, l’esercito di Alessandro vinse nuovamente su quello persiano, e da quel momento Dario III si dette alla fuga, vagando per i territori del suo vasto impero. Quando poi, l’anno seguente, il satrapo Besso uccise il Gran Re, Alessandro, non avendo più nessuno a contrastare le sue conquiste, entrò trionfalmente nelle città di Babilonia, Susa, e infine Persepoli, la quale fu data alle fiamme, non si sa s incidentalmente o per vendetta. Alessandro, a soli 26 anni, aveva a disposizione anche i tesori del Gran Re, ed era padrone del mondo.
La spedizione però non era ancora finita, o meglio, non per tutti; molti veterani furono infatti rimpatriare con grande premi, dopo tre anni di assenza, ma Alessandro continuò ad espandere il suo impero non più come conquistatore straniero, ma facendo le veci del Gran Re. Punì allora Besso, per aver ucciso il Re e onorò Dario III con solenni esequie; adottò poi,conformandosi alla tradizione persiana, il cerimoniale delle proskynesis, che prevedeva che chiunque, al cospetto del re, si prostrasse in segno di rispetto. Quest’uso, essendo estraneo alla tradizione greca, non fece che compromettere i rapporti che Alessandro aveva con la nobiltà macedone, trovandosi ben presto ad affrontare e reprimere con decisione numerose congiure.
Continuò dunque la sua spedizione verso Oriente. Dopo anni di scontri, le popolazioni della Battriana furono finalmente pacificate con un accordo che prevedeva il matrimonio di Alessandro con la principessa Rossane (327 a.C.); egli prosegui allora scontrando e battendo il re indiano Poro sul fiume Idaspe (326 a.C.). era a quel punto giunto al fiume Indo, confine naturale al di là del quale si trovavano gli sconfinati territori dell’India.


Arrivati a tal punto, Alessandro era intenzionato a portarsi avanti con le conquiste, addentrandosi nelle terre fino d allora sconosciute agli occidentali, ma per la prima volta i soldati si ribellarono. L’esercito intraprese così una lunga e faticosa marcia di ritorno, conclusasi soltanto agli inizi del 324. Una volta ritornato, punì come di consueto rapidamente tutti gl episodi di insubordinazione verificatosi durante la sua assenza e proseguì col suo progetto di integrare il popolo indigeno con quello greco-macedone. Si ricordano in proposito le Nozze di Susa, durante le quali Alessandro fece in modo che 80 ufficiali e 80.000 veterani prendessero in moglie donne persiane.
Alessandro trascorse i suoi ultimi mesi di vita a Babilonia; infatti, a causa delle debilitazioni subite per il faticoso viaggio, egli si ammalò improvvisamente, probabilmente di malaria, morendo pochi giorni dopo: il 10 Giugno del 323 a.C. e lasciando Rossane incinta e una dozzina di generali che dovevano dare un organizzazione stabile a un tanto vasto impero senza aver la minima idea di come fare.

L’età ellenistica


L’età ellenistica è il periodo che intercorre tra la morte di Alessandro Magno e la conquista da parte dei romani, ed è dunque l’ultima epoca della Grecia antica. L’aggettivo “ellenistico” u coniato dallo studioso tedesco Droysen, poiché ricorreva frequentemente la parola “hellenistai” negli Atti degli Apostoli, dove stava ad indicare gli Ebrei parlanti la lingua greca. Con questo nome si vuole quindi indicare la diffusione della lingua greca come lingua “internazionale” durante il periodo successivo al conquistatore macedone.
L’inizio di quest’età fu non poco difficile; infatti i generali (diadochi) combatterono a lungo tra di loro per il possedimento dei territori del loro re, che raggiunsero un assetto stabile soltanto dopo un lungo e travagliato processo durato 50 anni. Si fu però d’accordo fin da subito di abolire il progetto di integrazione intrapreso da Alessandro e presto si impose un modello che riconosceva i greco-macedoni come dominatori e gli orientali come sudditi.
Fu però da quasi da subito chiaro che era impossibile che un'unica persona si ponesse a capo del vastissimo impero e la situazione era resa ancora meno chiara all’assenza di eredi diretti al trono: gli unici due possibili erano un fratellastro di Alessandro, Filippo Arrideo, debole di mente, e il figlio nato poco dopo la sua morte, Alessandro, che era però mal visto dai macedoni per il fatto che fosse figlio di una donna indigena. Essi furono infatti uccisi nell’arco di pochi anni.
Invariato fu però fin da subito, il dominio sull’Egitto; infatti vi si stabilì Tolemeo, uno dei più importanti generali di Alessandro, originando la dinastia dei Tolemei appunto, destinata a regnare tre secoli nel regno d’Egitto, adottando usi e tradizioni tipici della civiltà egiziana antica.
Fu invece più complicato per le zone asiatiche, che furono infine unificate dal generale Seleuco, che fondò in tali territori la dinastia dei Seleucidi. I sovrani che succedettero ebbero però difficoltà a mantenere unito quel vasto regno; infatti, le zone più ad est, tendevano a rendersi indipendenti. Dall’unificazione delle colonie greche nacque poi il regno di Pergamo, a capo del quale vi era la dinastia degli Attalidi (dal generale fondatore Attalo) e che raggiunse un alto sviluppo artistico e culturale durante questo periodo.
Altrettanto difficile fu poi la lotta per il controllo politico della Macedonia e della Grecia, che era orma un’appendice dell’impero. Al fine di assumersi il controllo di queste regioni si affermavano entità politiche, quali la Lega etolica nel nord della Grecia e la Lega achea nel Peloponneso, rimaste arginali durante il periodo classico, che tentavano di dare un’unità alla politica estera, mentre quella interna veniva gestita dalle singole poleis. Intanto Sparta viveva il suo periodo di orgogliosa decadenza, non senza inutili tentativi di ritorno al passato; Atene, nonostante avendo perso la sua importanza politica, restava comunque un importantissimo centro culturale, riscattando la sua fama per via delle prestigiose scuole filosofiche.
Il regno di macedonia fu conquistato da Antigono Monoftalmo, la dinastia del quale vi regnò per 150 anni. Egli aveva alternato fortune nelle lotte contro i suoi successori e, una volta proclamato reggente di tutti i regni macedoni, combatté insieme al figlio Demetrio Poliorcete contro Seleuco e Tolemeo nella battaglia di Ipso (301 a.C.), dove fu sconfitto e ucciso. Demetrio, dopo un periodo di difficoltà, riuscì a riconquistare il trono e ornando così sui passi del padre cercando di riprendersi i possessi che una volta erano stati i suoi, ma fu sconfitto, e il potere passò in mano a Lisimaco, finché non fu conquistato dal figlio di Demetrio, Antigono Gonata, la dinastia del quale restò a capo della Macedonia fino alla conquista romana.
Alla fine dell’età ellenistica, tutti i regni ellenistici divennero provincie romane: il primo a cadere fu il regno di Macedonia, sotto Filippo V e il figlio Pèrseo, che furono sconfitti rispettivamente a Cinoscefale nel 197 e a Pidna nel 168 a.C., poi il regno di Pergamo che fu “donato” ai romani nel 133, il regno seleucide resistette formalmente fino al 63 e infine, l’ultimo a cadere, il regno Egizio, nel 31 a.C. data con la quale si fa coincidere la fine dell’età ellenistica.

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