Video appunto: India - Arrivo di Alessandro Magno
Alessandro sapeva essere un politico saggio e calcolatore, in grado di distinguere l'audacia dall'azzardo, la ricerca della gloria dal rischio della catastrofe. Egli mirava quindi, in primo luogo, a consolidare i tradizionali confini dell'impero persiano — che giungevano fino al fiume Indo — a instaurare sul resto dell'India un'egemonia legittimata dal successo militare ma garantita, sul lungo periodo, da rapporti di alleanza con Stati vassalli e principi locali.
La sua campagna d'India rivelava anche un tratto tipico della sua personalità: un temperamento sempre inappagato, la smania del nuovo, la ricerca di una gloria sempre più grande. «La noia — ha scritto uno storico contemporaneo — e una forza vitale che la storia sempre tralascia; Alessandro aveva ventinove anni. era invincibile e si trovava ai margini di un continente sconosciuto; tornare indietro sarebbe stato spaventosamente privo d'interesse, perché la sua vita da sovrano prometteva poco oltre la caccia e il compito di sedare le ribellioni ed emanare i decreti provinciali.

Per una mente curiosa questo strano mondo nuovo era irresistibile e sulla curiosità dì Alessandro non c'è alcun dubbio». Immersa nel mito e nella favola, l'India era un’imperdibile occasione gloria immortale per un conquistatore. Alessandro percorse pertanto il fiume Indo verso Oriente, sconfiggendo principi locali e stringendo alleanze con altri. Attraversò l’Indo nel 326 a.C. e fu accolto amichevolmente dal principe della città di Tarla nel Panjab (odierno Pakistan). Paragonato agli standard monumentali delle polis greche: greche, l'abitato di Taxila era fatto di case modeste. ma gli abitanti suscitarono l'interesse di Nearco, l'ammiraglio di Alessandro, che ne fece diverse descrizioni