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Stiglitz: regole per il funzionamento della globalizzazione

Stiglitz si sofferma sulle possibilità di una realtà New Global, attenta alle problematiche ambientali e capace di trasformare l’ambiente in un affare economico vantaggioso anche per gli stati poveri.

Secondo l’autore perché la globalizzazione possa davvero funzionare, bisognerebbe pensare e agire in modo globale, e in pochi hanno questo senso di identità globale.
La mentalità locale non si sta esaurendo e il malcontento nei confronti della globalizzazione nasce da questa divisione tra politica locale e problemi mondiali.
I negoziatori commerciali devono raggiungere condizioni ottimali quindi non vengono inviati a Ginevra per elaborare un accordo equo per tutti-> contrariamente a ciò che si dovrebbe fare non c’è attenzione per i più poveri poiché ci si preoccupa dei più forti (che sono poi gli stessi che contribuiscono alle campagne presidenziali americane oltre a finanziare il partito del potere)-> certi interessi diventano interessi nazionali (es. ciò che va bene per le case farmaceutiche o ciò che va bene per la Microsoft, va bene per il paese).

Neanche nell’ambito delle istituzioni internazionali si discute di politica globale in termini di giustizia sociale: si vuol fare credere che non esistano compromessi e si lasciano tutte le decisioni, per esempio, ai tecnocrati (burocrati) che vengono considerati più capaci dei politici nel prendere decisioni obiettive e li viene assegnato il compito gestire il migliore sistema economico possibili, ma delegare la stesura delle regole del gioco economico ai tecnocrati è giustificabile se esiste solo un’unica regola possibile, che sia la migliore per tutti.
Salve poche eccezioni, qualche compromesso c’è sempre. E se esistono possibili compromessi allora solo attraverso i processi politici si possono compiere scelte giuste; sottraendo alla politica le decisioni su come organizzare un regime commerciale equo si favoriscono gli interessi particolari->(ecco allora che le case farmaceutiche premono sul fronte della proprietà intellettuale e che i produttori, anziché i consumatori, hanno l’ultima parola sulle politiche commerciali)
Trovare il giusto equilibrio tra interessi contrastanti è l’essenza dell’attività politica, ma i mercati finanziari hanno fatto di tutto per depoliticizzare queste decisioni demandandole ai tecnocrati, il cui unico compito è quello di perseguire politiche favorevoli ai mercati finanziari.

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