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Le società orticole hanno come attività principale l’orticoltura, ovvero l’agricoltura condotta con tecnologie semplici dove il suolo viene sfruttato al di sotto della sua resa potenziale (agricoltura estensiva). Un appezzamento di terra viene sfruttato per un breve periodo, quando diventa sterile si passa a coltivare uno nuovo (agricoltura itinerante). Il nuovo terreno viene preparato con la tecnica taglia e brucia: gli alberi vengono abbattuti e si bruciano le foglie e la restante vegetazione (viene chiamata cottura dell’orto), la cenere rende fertile il suolo per qualche anno. L’orticoltura non richiede molto lavoro ciò permette alla società di procurarsi il cibo che a loro occorre, il tempo che resta lo dedicano al tempo libero che viene impiegato nel riposo, nella vita familiare e nelle attività sociali comunitarie.
Le società orticole ieri e oggi
Gli orticoltori si sono diffusi sulla Terra per un breve periodo a ridosso del neolitico dove l’orticoltura era il modo di produzione dominante (agricoltura neolitica). Con l’avvento delle civiltà statali gli orticoltori sono stati assoggettati e spinti forzosamente a praticare l’agricoltura intensiva, non congeniale alla loro cultura; solo in alcuni luoghi sono rimasti isolati.

Caratteristiche delle società orticole
I villaggi: nella società orticole si fa vita sedentaria o seminomade, essi spostano gli insediamenti dopo lunghi periodi quando hanno esaurito i territori vicini i quali vengono coltivati a rotazione. L’insediamento è il villaggio (le società orticole vengono chiamate società semplici di villaggio). Esistono due tipologie di villaggio: l’agglomerato, fitto di case dove ogni famiglia risiede per conto proprio e la grande casa comune, che ospita l’intera comunità . Una componente strutturale è la casa degli uomini: un edificio al centro del villaggio o uno spazio separato dalla casa comune dove l’accesso è proibito alle donne ad ai giovani maschi non ancora iniziati. La casa è un luogo di ritrovo, la sede dell’istruzione e dell’addestramento militare e il posto dove sono custoditi oggetti che simboleggiano il mondo maschile. Le dimensioni de villaggio sono condizionate dal pericolo di guerre: un villaggio più popoloso è più temuto e può difendersi meglio, ma si preferiscono villaggi più piccoli.

Il capo villaggio: il villaggio oltre ad essere un’unità territoriale è anche un'entità politicamente autonoma. Le società di villaggio nella maggior parte dei casi sono acefale con un capo villaggio che non è un’autorità formale e non dispone di mezzi per imporre la propria volontà. Il capo villaggio non è un'autorità formale, ma un leader carismatico, deve esser generoso e munificente, inoltre è costretto a dare ciò che ha ed è pronto a mortificarsi (Harris afferma che la sua posizione è facilmente frustrante e incresciosa). Presso le società orticole bellicose ha valore di capo militare dove il potere è maggiore nei periodi di guerra. Secondo Thomas Gregor il buon capo è colui che fa attenzione a non urtare la suscettibilità degli altri e non rendersi sgradito. Presso alcuni Indios il capo è lo sciamano, che ha il potere di guarire e rassicurare la comunità, è inoltre un libero professionista retribuito ma non è esentato dal lavoro di procacciare il cibo. È un leader informale anche il big man, status tradizionalmente fondato sul valore militare, sul prestigio e sulla ricchezza e munificenza. Douglas Olivieri descrive la carriera di questo leader: essi cominciano col crearsi un gruppo di seguaci che lavorano per loro distribuendo beni, accumulano ricchezza che distribuiscono generosamente essi però non possono godere dei beni che accumulano.

I sistemi corporativi: il capo villaggio, essendo un leader informale, non ha potere decisionale, perciò le decisioni vengono prese da consigli formati dagli anziani. Le comunità di villaggio non hanno un potere centrale che le governa e per questo restano unite grazie a sistemi corporativi, ovvero meccanismi che legano individui in gruppi. Come in quelle pastorali, nelle società orticole sono presenti gruppi di discendenza, usati per tenere assieme la comunità attraverso legami di parentela. I criteri per individuarli variano da un popolo all'altro e sono patrilineare, matrilineare e bilaterale. Oltre a lignaggi, ovvero gruppi di discendenza da un capostipite reale, sono presenti anche clan, ovvero gruppi di persone che si considerano tutti discendenti da uno stesso antenato. In un villaggio, si possono trovare clan diversi e in questo caso sono di aiuto i sodalizi non parentali che tagliano trasversalmente tutta la comunità. Sono presenti anche associazioni maschili, formate da giovani scapoli iniziati che si riuniscono nella casa degli uomini per essere guidati e istruiti dai più anziani. Il villaggio è diviso anche in due metà, una settentrionale e una meridionale o una orientale e una occidentale, e con un proprio nome. Molto importanti sono i matrimoni che servono per tenere unità la comunità. Vige la monogonia, ma anche la poligonia (un uomo sposa più donne) e in rari casi anche la poliandria (una donna sposa due o più fratelli).
I chiefdoms
Sono organizzazioni politiche che fanno capo a un potere centrale, in italiano si possono tradurre come "dominio" o "regime". Un chiefdom raccoglie più comunità di villaggio che son tenute insieme da un'organizzazione formale con regole precise e con un rudimentale apparato burocratico. A volte a governare il chiefdom è un consiglio, ma più spesso al vertice c'è un capo dominio, che può avvalersi o meno del supporto di un consiglio, c'è perciò una gerarchia piramidale (capo dominio, capo villaggio, funzionari centrali e periferici). La carica del capo è ereditaria, ovvero accessibile soltanto a determinate famiglie. Il potere del capo è basato su credenze sulle sue origini e sul suo ruolo nella ridistribuzione di beni e nei chiefdoms più grandi i capi traggono il loro potere anche dall'uso della forza. Oltre a occuparsi dell’economia e delle guerre, il capo svolge funzioni magico-religiose, per esempio il potere di far piovere e assicurare buoni raccolti.

I rapporti tra società orticole
Tra i villaggi o i chiefdoms ci sono a volte guerre. La causa più comune è la vendetta per i morti delle guerre precedenti, ma dietro ci sono probabilmente anche il bisogno di conquistare territori, risorse o di procurarsi donne. Gli scambi commerciali sono il veicolo più comune dei rapporti pacifici che si instaurano tra i villaggi o tra i chiefdoms. Il commercio riguarda articoli di artigianato. Inoltre gli scambi assumono un valore simbolico e servono ad avere buoni rapporti, oltre che a rispondere a effettive necessità economiche.
Differenze sociali
Solitamente c’è una divisione del lavoro per sesso ed età: i maschi adulti svolgono il lavoro pesante come preparare il terreno e la caccia, le donne si incaricano della cura quotidiana dell’orto e cucinare e alcune attività vengono condotte in comune. Le società orticole sono società egualitarie, tranne il chiefdom, infatti anche se ci sono differenze di status, non ci sono stratificazioni sistematiche, tutti hanno le stesse possibilità di accedere a livelli più elevati. Tuttavia le differenze tra individui nelle società orticole sono più marcate di quelle riscontrabili nelle società di caccia e raccolta e nelle pastorali. In alcuni casi inoltre la disuguaglianza uomo-donna raggiunge livelli molto elevati.

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