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I PRINCIPALI MASS MEDIA

I PRINCIPALI MASS MEDIA

LA TELEVISIONE

Breve storia
Nata in Inghilterra, dove già nel 1925 furono compiuti i primi esperimenti nel laboratorio di John Baird e di Charles Jenkins, la TV è entrata per la prima volta in funzione nel 1936, a Londra, ma bisogna attendere la fine della seconda guerra mondiale per una produzione e diffusione di massa del nuovo strumento di comunicazione.
In Italia, le prime trasmissioni televisive sono apparse agli inizi degli anni ’50 del Novecento ed hanno avuto un impatto notevole sui comportamenti della popolazione, producendo cambiamenti nei costumi e nelle abitudini di moltissimi italiani.
All’inizio delle trasmissioni televisive (1954), la TV era monopolio della Rai, che possedeva un solo canale. Solo nel 1961 prese il via un secondo canale. Il palinsesto televisivo dalle ore 20 in poi (la cosiddetta prima serata) nei primi anni era molto rigido, essendo costituito da una tipologia giornaliera, ripetuta settimanalmente, che iniziava sempre con il Telegiornale cui faceva seguito: il lunedì un film a lungometraggio, il martedì uno sceneggiato o un lavoro di prosa, il mercoledì film o telefilm, il giovedì un programma di quiz (come il famoso “Lascia o raddoppia”), il venerdì teatro (commedia o dramma), il sabato uno spettacolo di varietà, la domenica lo sceneggiato.

Dal 1954 al 1958 le trasmissioni avevano inizio alle 17,30 con programmi dedicati ai ragazzi, e terminavano alle 23, eccezionalmente più tardi.
A partire dal 1959 venne mandata in onda in fascia preserale e con cadenza giornaliera la trasmissione “Non è mai troppo tardi”, organizzata col sostegno del Ministero della Pubblica Istruzione. Il programma, che era condotto dal maestro Alberto Manzi (1924 -1997) e aveva il fine di insegnare a leggere e a scrivere agli italiani che avevano superato l’età scolare, fu mandato in onda per quasi un decennio e poi sospeso grazie all’aumento della frequenza della scuola dell’obbligo. “Non è mai troppo tardi” ebbe un ruolo sociale ed educativo molto importante, contribuendo all’unificazione culturale della nazione tramite l’insegnamento della lingua italiana e abbassando notevolmente il tasso di analfabetismo, particolarmente elevato nell’Italia di quegli anni
Nel 1958 era già stato creato un progetto pilota, che sarebbe durato fino al 1966, “Telescuola” programma a carattere “sostitutivo” della scuola e diretto a consentire il completamento del ciclo di istruzione obbligatoria ai ragazzi residenti in località prive di scuole secondarie.
La pubblicità era limitata in appositi spazi, come il famoso Carosello, in cui i messaggi erano confezionati in senso narrativo.
Questo era il palinsesto televisivo tra il 1954 e il novembre 1961, quando con l’introduzione del secondo programma TV, fu leggermente modificato anche se gli orari rimanevano limitati al tardo pomeriggio e alla sera.
Solo nel 1968 l’inizio delle trasmissioni fu anticipato alle 12,30 ma con una pausa, più che altro simbolica, tra le 14 e le 14,45.
Nel 1976 venne consentita l’emittenza privata e l’anno successivo venne introdotto il colore.
Alla fine degli anni ’70 la Rai, pressata dalla concorrenza delle televisioni private, che trasmettevano anche al mattino, dovette aumentare le ore di trasmissione. Nel 1978 nacque la terza rete televisiva pubblica.
Col passare del tempo si assiste ad una crescente polifunzionalità della televisione. Attraverso l’introduzione del telecomando e la diffusione dei videoregistratori, i telespettatori possono scegliere di persona, comodamente seduti sulle proprie poltrone quale corso dare alla propria serata davanti alla TV. Inoltre, grazie alla proliferazione delle emittenti, alla nascita delle Pay Tv, alla diffusione dei canali satellitari e del digitale terrestre, essi possono accedere ad un gran numero di programmi alternativi.
Effetti sulle persone
La televisione all’inizio non era, come oggi, in tutte le case, ma solo in quelle dei benestanti, come una sorta di cinema casalingo, che radunava nei salotti, al momento delle trasmissioni, parenti, amici e conoscenti.
Da quei tempi, la televisione si è molto evoluta, sia dal punto di vista tecnico (passando, ad esempio, dal bianco e nero al colore, moltiplicando l’offerta dei programmi, il numero dei canali e le ore di trasmissione), sia dal punto di vista degli effetti sulla società, studiati a lungo da sociologi e psicologi.
Secondo alcuni studiosi la TV ha aspetti positivi: essa, infatti, ha ormai assunto, nella nostra società, un’innegabile funzione educativa. Secondo altri studiosi questa forte espansione delle reti televisive e dei linguaggi mediali potrebbe produrre il rischio di una forte omologazione.
Per usufruire solo degli effetti positivi della TV, bisognerebbe usarla correttamente e in maniera critica.
Il filosofo Karl Popper (1902 – 1994) ha sostenuto che i bambini subiscono una continua violenza da parte della televisione. Il bambino, infatti, trascorre davanti al televisore un tempo eccessivo, con conseguenze sicuramente negative; ciò è dovuto spesso anche al fatto che, mentre i genitori lavorano, i figli devono confrontarsi e misurarsi da soli con i messaggi televisivi.

“Oggi molti bambini americani hanno problemi personali e uno dei motivi è che trascorrono una parte eccessiva del loro tempo a guardare la televisione. La televisione è una ladra di tempo: deruba i bambini di ore preziose, essenziali per imparare qualcosa sul mondo e sul posto che ciascuno vi occupa. E questo sarebbe già abbastanza negativo. Ma la TV non è soltanto ladra: è anche bugiarda. Guardando la televisione i bambini vi scorgono una fonte ragionevole di informazioni sul mondo. Questo non è vero, ma loro non hanno modo di capirlo: c’è molto di falso e di distorto, sia in materia di valori che di fatti reali. Il contenuto spettacolare dei programmi televisivi è straordinariamente violento, se paragonato alla vita quotidiana che pretende di ritrarre. I cartoni animati visti da milioni di bambini contengono alcune delle scene più violente attualmente trasmesse in televisione. I bambini reagiscono a ciò che vedono comportandosi essi stessi in modo violento, mostrandosi insensibili alla violenza, acquisendo credenze e valori che dicono loro che il mondo è un posto malvagio e pericoloso in cui c’è da aspettarsi atti violenti e in cui questi vengono ammirati.”

K. Popper, Cattiva maestra televisione, Marsilio, Venezia, 2002


Il fenomeno della teledipendenza dei bambini ha riscontri negativi sia sul piano fisico (dal momento che i bambini hanno bisogno di movimento e di spazio), che cognitivo. I bambini vengono allontanati dalla curiosità di ascoltare fiabe e dalla possibilità di abituarsi ad una sana lettura.
Lo studioso John Condry, a tal proposito, ha sostenuto nel saggio del 1994, Ladra di tempo, serva infedele, che i messaggi dei programmi televisivi producono una violenza superiore alla realtà quotidiana.
La famiglia, collaborando con la scuola, perciò, dovrebbe essere chiamata in causa per attutire l’impatto dei contenuti dei programmi televisivi sull’infanzia e per educare a usare in modo corretto i messaggi che la televisione manda in onda. I palinsesti televisivi, ad esempio, andrebbero discussi in famiglia e soprattutto a scuola, durante le attività educative. I bambini dovrebbero essere fortemente stimolati a tale discussione, affinchè, già da piccoli, apprendano e si abituino a essere telespettatori consapevoli e critici.

LA STAMPA

Breve storia e tipologie di media comprese nella stampa
In quanto tecnica di riproduzione di messaggi iconici e verbali, la stampa esiste da più di un millennio. I primi tentativi sono riconoscibili nell’incisione di immagini o lettere su blocchi di legno che venivano ricoperti con inchiostro (talvolta di colori diversi) e premuti su stoffa, pergamena o carta. Tuttavia l’arte di stampare mediante caratteri tipografici mobili e riutilizzabili arrivò solo nel Quattrocento.

Fu Johann Gutenberg (1394 – 1399 circa / 1468), un fabbro di Magonza in Germania, che alla metà del Quattrocento creò un metodo efficacissimo per costruire caratteri tipografici riutilizzabili in piombo e, contemporaneamente, migliorò la pressa a stampa e perfezionò la composizione dell’inchiostro, dando così inizio ad una nuova era nella storia della comunicazione. La rivoluzione della scrittura, iniziata nell’antichità nell’area del Mediterraneo orientale, ricevette un impulso importantissimo che avrebbe modificato radicalmente tutte le società umane.

Nel corso del suo sviluppo la stampa si è differenziata in due tipi principali di mass – media. Oggi con il termine “stampa” si indicano generalmente due tipi di media:
I libri
I giornali
Quotidiani
Periodici

Si chiamano quotidiani tutti i giornali che pubblicano notizie ed hanno una scadenza giornaliera. Essi hanno la funzione di informare i lettori sui fatti e gli eventi legati prevalentemente all’attualità. Non mancano tuttavia articoli, o intere pubblicazioni, dedicati a settori specifici (scienza, storia, cultura, arte e altro).
Il primo quotidiano della storia è inglese: si tratta del “Daily Courant”, apparso nel 1702. Molto prima di allora, però, intorno alla metà del Cinquecento, erano pubblicate in Italia, a Venezia, delle Gazzette con una periodicità settimanale.
Fino alla fine dell’Ottocento non si può parlare della stampa come di un medium di massa. Durante gran parte di quel secolo, infatti, le pubblicazioni erano tirate in un numero assai limitato di copie ed avevano un prezzo molto elevato. Non stupisce perciò che i giornali venissero letti soprattutto nei circoli o nei caffè, dove erano custoditi tra apposite barre di legno.
I quotidiani divennero un mezzo di comunicazione di massa solo dopo che cominciarono ad essere utilizzati come veicolo per le inserzioni pubblicitarie. Grazie alle inserzioni pubblicitarie, infatti, gli editori furono in grado di coprire una parte sempre più grande dei costi di produzione, riuscendo così a vendere i quotidiani ad un prezzo accessibile alle tasche della massa dei cittadini. Si calcola che già nei primi decenni del ‘900, metà dei costi di produzione dei più importanti giornali statunitensi fossero assorbiti dagli introiti pubblicitari. E nel tempo il peso delle inserzioni pubblicitarie è cresciuto ulteriormente, tanto che oggi sono presenti sul mercato alcune pubblicazioni che vengono distribuite agli utenti gratuitamente, reggendosi totalmente sulle inserzioni pubblicitarie. Ne sono un esempio i giornali locali di annunci, distribuiti gratis nelle cassette della posta. Attualmente, in Italia, la stampa detiene circa il 40% del totale degli investimenti pubblicitari effettuati sui media.
Nel tempo, il ruolo dei giornali si è lentamente modificato: da strumenti di diffusione di notizie si stanno trasformando in mezzi di approfondimento e di informazione specializzata. In alcuni giorni possono presentare degli inserti, quali il “Venerdì” o “I viaggi di Repubblica”, “Inserto lavoro” del Corriere della Sera e così via.
Oggi quasi tutti i più importanti quotidiani pubblicano una versione online su Internet.


Si chiamano periodici i giornali che non hanno scadenza giornaliera, ma settimanale, quindicinale, mensile, bimestrale, semestrale.
Il primo periodico popolare di massa fu “Life” pubblicato in USA agli inizi del Novecento. Il primo periodico italiano è stato invece “Il mattino”, apparso nel 1924.
Rispetto ai quotidiani, che hanno una bassa qualità di stampa, i periodici possono sfruttare meglio la forza delle immagini, in quanto permettono l’inserimento di illustrazioni a colori tecnicamente pregevoli.
Il linguaggio semplice li rende adatti ad una lettura veloce, ad essere sfogliati in cerca di una notizia o di una foto interessanti.
Sulla base degli argomenti trattati, i periodici possono suddividersi in:
Familiari e di gossip. Sono dei settimanali attenti ai vari aspetti della vita sociale e, in particolar modo, si interessano della vita dei personaggi famosi. Esempi: “Oggi”, “Gente”.
Di attualità. Sono dei settimanali attenti alla politica, al costume, all’economia ed alla cultura. Esempi: “Panorama”, “L’Espresso”.
Magazine. Sono riviste che vengono accluse ad un quotidiano in un certo giorno della settimana. Esempi: “Sette” (Il Corriere della Sera), “Il Venerdì” (La Repubblica).
Femminili. Sono dei settimanali rivolti ad un pubblico femminile. Es. “Amica”, “Grazia”.
Specializzati. Sono delle riviste specializzate in vari settori: viaggi, automobili, musica, arredamento, cucina, sport. In genere, hanno scadenza mensile. Esempi: “Quattroruote”, “Gente Viaggi”.
Sportivi. Sono dei periodici che trattano di sport. Esempi: “Il Guerin Sportivo”.
Televisivi. Sono dei settimanali che illustrano i programmi televisivi e radiofonici. Esempio: “Telesette”, “Sorrisi e Canzoni TV”.

LA RADIO

Breve storia.
La radio nacque grazie alla scoperta delle onde elettromagnetiche, teorizzata inizialmente dallo scozzese James Maxwell e studiata empiricamente dal tedesco Heinrich Hertz, rispettivamente intorno al 1860 ed al 1880.
Dopo i primi esperimenti, nel marzo 1899 Guglielmo Marconi trasmise dei messaggi sonori di lunga distanza: partirono da Dover, in Inghilterra, e raggiunsero Vimereux, in Francia.
Dopo la prima guerra mondiale la radio diventa un mezzo di comunicazione di massa.
Il nuovo medium si diffuse rapidamente nell’America del nord e del sud, e la pubblicità era la sua principale fonte di sostentamento. Tuttavia fece ben presto il suo ingresso in Europa: nel 1921 in Francia viene diffuso il primo giornale radio. Lo Stato francese aveva il monopolio sull’etere, ma concedeva delle autorizzazioni transitorie e revocabili ad alcune trasmittenti private. Sempre nel 1921 viene creata l’inglese Bbc (British Broadcasting Corporation): il suo carattere di concessione pubblica le conferì una posizione di monopolio. In Italia nel 1924 l’Unione Radiofonica Italiana (URI), associazione di produttori radiofonici e di società di radiodiffusione, riceve la concessione esclusiva delle trasmissioni radio sul territorio nazionale e nel 1927 l’URI si trasforma in un vero e proprio ente di Stato (EIAR, Ente Italiano Audizioni Radiofoniche), che in seguito prende il nome di RAI (Radio Audizioni Italiane).

La radio fino agli anni ’50 veniva ascoltata in gruppo: in famiglia ci si riuniva intorno alla radio per ascoltare non solo le notizie, ma anche sceneggiati e programmi di prosa radiofonici, la lettura di grandi romanzi, i quiz radiofonici, i programmi musicali. Con l’arrivo del servizio televisivo si verificano notevoli mutamenti nei comportamenti degli utenti. La radio da strumento di ascolto di gruppo (famiglia) diviene strumento di fruizione individuale.
Anche se il suo ruolo è stato ridimensionato dall’avvento della televisione, la diffusione della radio è ancora oggi enorme. Essa, infatti, si è evoluta diventando una fonte rapida ed efficiente di informazioni ed un mezzo di evasione e svago, disinvolto e poco formale. La radio accompagna le ore delle giornate di tanti studenti, anziani, automobilisti, ammalati…
Ricerche effettuate sull’argomento hanno stabilito che la radio è particolarmente adatta a trasmettere notizie di attualità e soprattutto musica. E’ attraverso quest’ultima, infatti, che essa riesce a creare un particolare “clima”, stimolando sentimenti e reazioni emotive degli ascoltatori.
Internet offre alla radio nuove opportunità, perché le singole emittenti radiofoniche aprono siti dove è possibile riascoltare le trasmissioni perse o ritenute interessanti, consente di dialogare via e-mail con i conduttori e gli altri telespettatori, permette ancora di consultare la programmazione e approfondire dati o notizie.

INTERNET

Il più recente tra i principali mezzi di comunicazione di massa, nonché il più importante tra i new media, è la rete telematica di Internet. Essa consiste in una rete formata dall’interconnessione di decine di migliaia di reti telematiche locali. Una rete telematica è un sistema di computer collegati tra loro a distanza, in maniera tale che da uno di essi si possa accedere alle informazioni contenute in un altro, e viceversa.
Rispetto ai mass media che l’hanno preceduta, Internet introduce una novità fondamentale: non esiste un “centro” del sistema; non c’è un emittente che decide un palinsesto e che si pone quindi su un altro livello rispetto al pubblico. Tutti coloro che hanno accesso alla rete possono non solo usufruire delle informazioni e delle possibilità di intrattenimento che essa offre, ma anche immettere a loro volta informazioni, cioè trasformarsi da destinatari a emittenti.

Il Web
Un esempio significativo di come si è sviluppata Internet è la nascita del World Wide Web (www). Fino all’inizio degli anni Novanta Internet non collegava i personal computer, ma solo i calcolatori delle principali organizzazioni pubbliche e private: università, aziende, enti pubblici, centri di ricerca. Per usare la Rete era necessario non solo accedere ai terminali di quei calcolatori, ma anche disporre di una buona base di competenze informatiche. La Rete era usata soprattutto dalle organizzazioni per trasferire dati (per esempio, per trasferire dei file con i risultati di ricerca da un’università all’altra).
Tra il 1989 e il 1992, un fisico del Cern di Ginevra, Tim Berners – Lee, sviluppò con la collaborazione di altri informatici di ogni parte del mondo collegati attraverso la Rete, un sistema informativo automatizzato capace di mantenere i file perennemente on line (e quindi accessibili da parte di vari utenti simultaneamente), l’interfaccia grafico (e quindi la possibilità di trasmettere immagini), e il criterio dell’ipertestualità (cioè un nuovo protocollo di connessione tra i computer capace di gestire un sistema di rinvii da una pagina web all’altra, i cosiddetti link, tale da consentire quell’azione che chiamiamo “navigazione”).
Dopo il perfezionamento del Web, in dieci anni il numero di computer collegati a Internet è passato da meno di un milione a più di 500 milioni.

Un medium interattivo
Attraverso il meccanismo della navigazione gli utenti di Internet possono governare in prima persona il flusso delle informazioni che compaiono sul loro schermo, e quindi attingere liberamente ai contenuti della Rete. Il sistema consente insomma l’interattività, sia nel senso che l’utente non è passivo di fronte al flusso delle informazioni, sia nel senso che può a sua volta immettere informazioni nel sistema.

Fonti:
Volontè, Lunghi, Magatti, Mora, Sociologia, Einaudi, 2008.
Luigi D’Isa, Psicologia generale, evolutiva e sociale, Hoepli, 2009.
G. Colli, G. Pietroni, Le nuove pratiche comunicative – Tecniche di comunicazione e relazione, Clitt, 2002.
G. Colli, Punto com, Clitt, 2012.
P. Boccia, Tecniche di comunicazione, Ed. Simone, 2012.
Wikipedia

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