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Origini del concetto di cultura


Alla fine del XVIII secolo, con il Romanticismo, si diffuse un modo nuovo di guardare ai popoli del continente. In Germania vi erano studiosi che ponevano attenzione alle "tradizioni", ai "costumi", alle fiabe e alle leggende del popolo tedesco piuttosto che all"Uomo universale" degli illuministi.
Per i romantici non si trattava infatti di aspirare alla conoscenza della "natura umana", ma piuttosto a quella dei singoli popoli, in primo luogo di quelli di lingua tedesca. La riscoperta delle tradizioni del popolo germanico contribuì alla formazione del concetto di "cultura", che serviva a connotare un determinato modo di vivere, un comune patrimonio di storie, leggende, usanze e mentalità, il tutto espresso in lingua tedesca.
Per i romantici, in definitiva, la cultura era qualcosa di specifico, di particolare, caratteristico di un popolo e non di un altro. La Kultur del popolo tedesco, in questa prospettiva, non poteva essere né quella dei francesi né quella dei russi.

Alla kultur si affiancava, secondo i tedeschi, la civiltà, vista come un insieme di acquisizioni "esterne" alla kultur.
Per fare un esempio, si potrebbe dire che, ragionando come i primi teorici della kultur, la televisione e gli aerei sono Zivilisation, mentre la mentalità, le tradizioni, le "usanze" di un popolo come quello tedesco o quello peruviano, i quali usano tanto le televisioni quanto gli aerei, sono due cose distinte. Oggi sarebbe complicato sostenere tale distinzione: non c'è dubbio, infatti, che la civiltà può incidere profondamente sulla cultura. Basti pensare ai modelli di consumo e all'uso delle tecnologie che, se non sono all'origine dei comportamenti e dei valori predominanti in una società, possono comunque alterare sensibilmente il modo di vedere il mondo e di viverlo.

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