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Gli obbiettivi del multiculturalismo e il problema dell’identità

L’obbiettivo di un multiculturalismo rispettoso dei diritti soggettivi si concretizza nel principio che afferma l’uguaglianza umana, al di là di ogni differenziazione culturale. Il problema principale riguarda le modalità attraverso le quali è possibile realizzare un simile progetto. L’enfasi posta sui diritti umani, avvenuta alla metà del secolo scorso, ha favorito l’assunzione di una consapevolezza globale nei confronti dei valori fondamentali che appartengono all’intera umanità, intesa come un’unica famiglia. I diritti umani sono i più inclusivi, essendo professati in linea di principio, ma senza possedere strumenti concreti che rendano possibile una loro tassativa applicazione: sono infatti gli stati a recepire i principi all’interno degli ordinamenti e a dare loro un corso di validità legale, trasformandoli in legge. Essi divengono diritti civili, riservati a una categoria limitata di soggetti,i cittadini, e quindi molto meno efficaci nel contrastare le discriminazioni nei confronti delle disuguaglianze politiche, religiose o etniche che le società cosmopolite presentano. A questi si aggiungono i diritti collettivi, che sono di recente definizione: il loro riconoscimento è subordinato ad un’opera di sorveglianza da parte dello stato , finalizzata a moderare le tendenze etnocentriche a vantaggio di un diritto soggettivo culturale che garantisce la libertà all’individuo nel momento in cui sceglie i propri valori di riferimento. Occorre che tutte queste categorie di diritti vengano tenute in considerazione affinchè si possa realizzare un progetto multiculturale realmente democratico e rispettoso delle diverse identità, un sogno multiculturale, per realizzare l’espressione del sociologo olandese Gerd Baumann. Il sistema dei diritti assume un potere destinato ad influenzare la vita quotidiana solo quando esercita la sua autorità all’interno di uno spazio politico,ossia nei contesti nazionali, dove però si scontra con i modelli culturali che appartengono a ciascun paese: spetta agli Stati definire il quadro giuridico di riferimento, entro il quale il progetto multiculturale può assumere consistenza. Nel contesto globale, ogni normativa deve comunque rispondere ad una duplice esigenza: da un lato permettere il processo d’integrazione dei gruppi, tenendo conto delle reti locali e delle diverse modalità di organizzazione delle diaspore;dall’altro affrontare il problema del confronto fra le diversità che producono l’insorgere di principi identitari. In una prospettiva globale, l’ipotesi di un confronto multiculturale passa infatti attraverso il superamento di alcuni barriere, che fanno capo al tema dell’identità, nella sua triplice connotazione: nazionale, etnica e religiosa.

Baumann assegna allo stato-nazione una posizione di maggior privilegio rispetto alle altri fonti del processo identitario, poiché si estende al di là delle distinzioni etniche e dei credo religiosi. Ma in realtà non si tratta di un potere autentico: l’identità non è in grado di sostituire, con i valori laici e “neutrali” di cui è portatrice, i principi di appartenenza che fanno capo alle tradizioni culturali e religiose, pur essendo costretta a relazionarsi con esse.
L’intreccio tra principi identitari è responsabile di incontri e scontri e nel momento in cui uno prevale sugli altri, si genera una comunità inventata, qualunque sia la sua origine. Ogni comunità si pone alla ricerca dei vincoli materiali su cui ritiene che sia fondata la sua identità. In ogni caso alla base dell’identità viene collocata una serie di fatti a cui si attribuisce un valore materiale, come se fossero eventi naturali, e questo rappresenta senza dubbio un errore, dovuto a meccanismi difensivi comuni a molte comunità. Sempre Baumann, scrive che le identicazioni nazionali sono destinate a permanere per il prevedibile futuro, e la partecipazione a culture civiche nazionali è ancora il modo migliore, per la maggior parte della gente, per assicurarsi eguali diritti.
Le identificazioni etniche sono necessarie per vincere battaglie di lunga data sulla discriminazione etnica, e devono essere costantemente prese in esame per scoprire se sono influenzate da èlite che curano i propri interessi. Le identificazioni religiose non svaniranno e possono essere di fatto quelle più sensibili e creative che le persone possono trovare e rimodellare.
Al concetto d’identità si dovrebbe sostituire quello di identificazione, per mezzo del quale i soggetti rientrano in numerosi contesti sociali, acquisendo simultaneamente delle appartenenze molteplici.
Baumann osserva la differenza tra un principio identitario, motivato da una visione essenzialistica della cultura, e un modello d’identificazione, semplice funzione all’agire sociale.

Come dovremmo trattare gli altri culturali?
Il problema principale consiste nell’evitare d’incorrere nell’errore di trattare la cultura come se possedesse una sostanza materiale: in altri termini non si deve reificare. I processi d’identificazione consentono di realizzare interazioni dinamiche e fluide, dalle quali possono nascere mètissage e scambi reciproci. Il multiculturalismo mette in luce la caratteristiche patchwork che ogni società possiede, assumendo quasi un valore strutturale: da questo punto di vista ogni comunità si somiglia nella forma, al di là delle apparenti divergenze di lingua, costumi e simbologie.

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