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I movimenti sociali


Abbiamo visto che la società non è qualcosa di fisso, statico, sempre uguale a se stessa, ma piuttosto qualcosa di vitale, dinamico, in continua modificazione. In particolare, i conflitti, le fratture, le asimmetrie (come quelle prodotte dalla stratificazione), le spinte alla mobilità, sono processi che alimentano le trasformazioni della società. Processi sociali particolarmente interessanti per esaminare la dinamica sociale sono i comportamenti collettivi, come i movimenti sociali. Un comportamento collettivo è un evento spontaneo (senza pianificazione e premeditazione) nel quale più persone, a volte un gran numero, compiono un’azione non convenzionale.
Si ha un comportamento collettivo quando la gente si riversa sulle strade spontaneamente a seguito di una notizia importante, come l'inizio o la fine della guerra; oppure quando un gruppo sociale prende coscienza di ingiustizie presenti nella società (come è il caso dei moti di indignazione della cittadinanza di fronte a evidenti casi di corruzione politica, oppure di fronte a gravi episodi di criminalità organizzata) e dà vita all'attività di un gruppo più o meno organizzato che si propone di produrre cambiamenti sociali.
A volte i movimenti non nascono del tutto spontaneamente, ma prendono spunto da riflessioni e analisi critiche di intellettuali e studiosi, inchieste giornalistiche di denuncia, fatti di cronaca o scandali politici e altro ancora.
Il movimento studentesco del '68 trovò nella Scuola di Francoforte e soprattutto nel pensiero di Herbert Marcuse (La scuola di Francoforte) una solida base ideologica. In particolare due testi di Marcuse (Eros e Civiltà, edito nel 1955, che alla sua uscita ebbe una vendita limitatissima, qualche centinaio di copie, ma esplose poi negli anni successivi alla contestazione studentesca fino a centinaia di migliaia di copie e traduzioni in varie lingue, e L'uomo a una dimensione, edito nel 1964) divennero il "vangelo" dei movimenti studenteschi.
L’antropologo e sociologo Ulf Hannerz, uno dei principali studiosi delle società contemporanee, nel suo libro La complessità culturale, definisce i movimenti come una delle quattro cornici entro cui si incanala il flusso dei significati culturali che attraversa le società. I movimenti sono in grado di esercitare una fortissima influenza sociale. La nostra società sarebbe certamente molto diversa se non si fossero avviati i movimenti per la pace nel mondo, il movimento femminista, i vari movimenti per l’ambiente e molti altri ancora. I movimenti prevalentemente si pongono il fine di aumentare la nostra consapevolezza critica, di diffondere conoscenza, di trasformare l’atteggiamento della società nei confronti di determinate questioni e quindi di produrre le condizioni per un cambiamento. Essendo spesso su base volontaria, i movimenti non dispongono in genere di grandi supporti o risorse materiali, e in questo senso senza dubbio le nuove tecnologie dell’informazione ne hanno rafforzato la capacità d’azione. È interessante, seguendo l’analisi di Hannerz, sottolineare come i movimenti siano strettamente legati a un’altra cornice sociale che è quella delle forme di vita (l’insieme delle attività quotidiane delle persone, ciò che si fa sul posto di lavoro, nel quartiere, entro la famiglia ecc.). Dato il carattere abitudinario e ripetitivo della nostra vita quotidiana, entro le forme di vita prevale la tendenza alla stabilità sociale; tuttavia, allorché sentono un’insoddisfazione rispetto alle condizioni materiali o temono cambiamenti da parte per esempio delle due cornici dominanti, lo Stato e il mercato, le persone possono dar vita ai movimenti. Questi possono fallire, e allora è facile si sciolgano, dato il carattere altamente instabile che caratterizza questo aggregato sociale; possono riuscire, e in questo caso possono assumere una forma più stabile e duratura.
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