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Concetti Chiave

  • L'evoluzione della cooperazione sociale in Italia ha avuto un picco tra gli anni '80 e '90, influenzata dalla necessità di un nuovo welfare e dall'aumento della domanda di servizi socio-sanitari.
  • Il privato sociale ha trasformato l'interazione tra destinatari e organizzazioni, favorendo la partecipazione attiva attraverso il volontariato e coinvolgendo famiglie e associazioni nel Terzo Settore.
  • La Legge 8 novembre 1991 ha formalizzato il riconoscimento delle cooperative sociali, consentendo loro di stipulare convenzioni pubbliche e contribuendo al consolidamento delle strutture di assistenza.
  • Le cooperative sociali si dividono in tipo A, che offrono assistenza sanitaria e servizi alle famiglie, e tipo B, che mirano all'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati attraverso attività produttive.
  • Le cooperative di tipo A e B si intersecano frequentemente, dando vita a consorzi per realizzare progetti coordinati, mentre il volontariato rimane una risorsa chiave per il privato sociale.

Evoluzione della cooperazione sociale

Lo sviluppo della cooperazione sociale raggiunge in Italia il suo apice tra gli anni '80 e '90 in relazione ad una serie di fenomeni tra cui:

a.

b. necessità di creare un nuovo welfare, attraverso la terziarizzazione del sistema socio-economico.

c. aumento della domanda dei servizi in seguito al cambiamento dei bisogni sociali e sanitari, legati a fattori di carattere demografico (es. aumento della media di vita).

Ruolo del privato sociale

Il privato sociale ridefinisce le distanze fra i destinatari dei servizi e l’organizzazione degli interventi, stimolando una maggiore partecipazione dal basso, sotto forma di lavoro volontario.

La cooperazione sociale ha cosi consentito l'ingresso di nuovi soggetti all'interno del Terzo Settore: I servizi della persona sono posti al centro di un'innovazione, dove i protagonisti sono le famiglie, i gruppi e le associazioni indipendenti.

Modello solidaristico e impresa

La finalità é quella di produrre un modello solidaristico (ossi una tipologia d'intervento che si basa sulla coesione sociale e sulla solidarietà tra i membri di una comunità), in grado però di fare impresa, ossia di collocarsi sul mercato come un'impresa, ma senza basarsi sul profitto.

L'orientamento verso la solidarietà é presente nei documenti delle organizzazioni cooperative nazionali, che agli inizi degli anni novanta, iniziano ad assumere un ruolo di guida anche politico. Agli inizi degli anni '90, infatti, le grandi cooperative italiane (Lega delle cooperative e Confcooperative) danno avvio ad una forte pressione politica, per far sì che lo stato provveda ad ufficializzare il privato sociale attraverso un'iniziativa di legge volta al riconoscimento delle cooperative sociali.

Legge 8 novembre 1991

Nasce così la LEGGE 8 NOVEMBRE 1991, che disciplina lo statuto delle cooperative, definendone le finalità e le caratteristiche.

La legge 8 novembre 1991 é importante poiché ha permesso alle singole imprese di stipulare convenzioni pubbliche e sviluppare servizi stabili con il territorio.

Il privato sociale in questo modo ha permesso il consolidamento delle strutture di assistenza rivolte alle fasce di popolazione verso le quali l'intervento pubblico non era più in grado di assicurare un intervento efficace.

Tipologie di cooperative sociali

La normativa prevede l'istituzione di cooperative sociale di diversa tipologia, a seconda degli obiettivi che perseguono.
1. Cooperative di tipo A: che prevedono l’assistenza alle famiglie dal punto di vista sanitario.

Esempio:

a. I voucher, aperto a famiglie che hanno bisogno di interventi a casa oppure l’assistenza domiciliare sanitaria nel quale vi sono fino a 1500 euro pagati dallo stato poi intervengono le cooperative sociali.

b. Micronidi, ossia asili nido di dimensioni ridotte che accolgono massimo 10 bambini,

c. "spazi famiglia",

d. I baby club, ossia istituzioni pomeridiane flessibili che accolgono bambini in età prescolare per un tempo determinato. Sul piano socio sanitario: soggetti anziani, disabili e pazienti psichiatrici cronici).

Da un punto di vista socio-sanitario:

1. Il privato sociale, in questo contesto, ha cercato di risolvere il problema delle vecchie e nuove cronicità psichiatriche. La legge 180, infatti, aveva sancito la chiusura dei Manicomi e trasferito la competenza per la cura di soggetti affetti da malattia mentale ai Reparti specializzati degli Ospedali civili, i Servizi di diagnosi e cura, per le fasce acute e al territorio per le patologie trattabile in sede ambulatoriale.

Rimanevano fuori dalla copertura sanitaria a) tutti i vecchi pazienti, ormai anziani, dimessi dai manicomi b) i nuovi pazienti affetti da malattia cronica e non gestibili dai servizi territoriali, ma neppure ricoverabili in Ospedale. Per essi, il privati sociale ha attivato una serie di nuove strutture, flessibili e in stretto collegamenti con le Associazioni dei famigliari, in modo da affiancare le famiglie nella gestione della patologia.

2. Questo tipo di cooperative, inoltre, sono rappresentate da soggetti anziani e disabili, con strutture di servizio per adulti disabili e adolescenti a rischio devianza.

Cooperative di tipo B

2. Cooperative di tipo B: svolgono un'attività produttiva in contesti vari (es. Agricoltura, industria, commercio o servizi), finalizzata all'inserimento nel contesto lavorativo di soggetti svantaggiati. La maggioranza dei loro soci é quindi già in condizioni di difficoltà (es. handicap), ma tramite l'impresa possono acquisire una certa autonomia economica e, quindi, provvedere ai bisogni personali.

Intersezione tra cooperative

Queste due tipi di cooperative spesso si intersecano Alcune finalità delle cooperative di tipo A (es. rivolte al campo della disabilità adulta o disagio mentale cronico), s'intersecano pertanto con quelle delle cooperative di tipo. Per questa ragione sono stati creati i CONSORZI, reti di collegamento, anche istituzionale, di cooperative. Attraverso i consorzi vengono realizzati progetti coordinati tra cooperative.

Qual è l'importanza del volontariato?

L'intero privato sociale fa ricorso al volontariato, che costituisce una risorsa fondamentale per i servizi, ma anche una garanzia delle finalità solidaristiche su cui il sistema é fondato.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stato il periodo di massimo sviluppo della cooperazione sociale in Italia?
  2. La cooperazione sociale in Italia ha raggiunto il suo apice tra gli anni '80 e '90, in risposta alla necessità di un nuovo welfare e all'aumento della domanda di servizi legati ai cambiamenti demografici e sociali.

  3. Qual è il ruolo del privato sociale nella cooperazione?
  4. Il privato sociale ha ridotto le distanze tra i destinatari dei servizi e le organizzazioni, promuovendo una maggiore partecipazione dal basso attraverso il lavoro volontario e coinvolgendo famiglie e associazioni nel Terzo Settore.

  5. Cosa stabilisce la Legge 8 novembre 1991 riguardo alle cooperative sociali?
  6. La Legge 8 novembre 1991 disciplina lo statuto delle cooperative sociali, definendone finalità e caratteristiche, e consente alle imprese di stipulare convenzioni pubbliche, consolidando le strutture di assistenza per le fasce di popolazione più vulnerabili.

  7. Quali sono le principali tipologie di cooperative sociali?
  8. Le cooperative sociali si suddividono in cooperative di tipo A, che forniscono assistenza sanitaria e sociale, e cooperative di tipo B, che si concentrano sull'inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati, spesso intersecandosi tra loro.

  9. Qual è l'importanza del volontariato nel privato sociale?
  10. Il volontariato è una risorsa fondamentale per il privato sociale, garantendo non solo il funzionamento dei servizi, ma anche le finalità solidaristiche su cui si basa l'intero sistema.

Domande e risposte

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