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Il metodo storico-comparativo

Il metodo storico-comparativo si basa sull’utilizzo di fonti storiche (documenti, testimonianze...) per affrontare problemi di ordine sociologico.
•Il sociologo raccoglie dati forniti da vane ricerche storiche relative a un determinato fenomeno sociale;
•compara questi dati con il fenomeno studiato;
•al termine della comparazione, formula categorie interpretative generali.
Questo metodo costituisce un correttivo a un rischio presente in ogni ricerca, vale a dire la ristrettezza di vedute, e permette di studiare le strutture e i mutamenti sociali nel corso del tempo.
La nascita del metodo storico-comparativo in sociologia è attribuibile alla figura di Alexis de Tocqueville (1805-1859).
Magistrato francese, esponente del pensiero liberale. Tocqueville compì nel 1831 un viaggio negli Stati Uniti per studiarne il sistema penitenziario. Da questa esperienza nacque la sua opera più famosa, La democrazia in America (1835-1840), che può essere considerata una delle prime ricerche di sociologia politica basata sul metodo storico-comparativo.
Confrontando la Francia del XVIII secolo e l’America repubblicana. Tocqueville mise in luce una serie di differenze significative tra f due Paesi: la diversità geografico-ambientale, le diverse guerre combattute dalle due nazioni, la tradizione protestante “decentrata” americana opposta alla tradizione cattolica “avvolgente” francese, il fatto che in Francia la spinta verso l’uguaglianza si fosse sovrapposta a una tradizione aristocratica precedente che invece mancava in America.
Queste differenze, secondo l’autore, avevano profonde ripercussioni sull’istituzionalizzazione dell’uguaglianza, portando all’affermazione di due democrazie molto diverse: quella francese, tendente all’accentramento e instabile; quella americana, decentrata, stabile e pragmatica.
Tocqueville descrive la società americana sottolineando l’uguaglianza di possibilità, la grande mobilità sociale, la fiducia dell’uomo comune, le garanzie per i cittadini liberi (suffragio universale maschile, indipendenza del potere giudiziario, libertà di stampa e associazione).
Nella seconda parte dell’opera, uscita nel 1840, Tocqueville si sofferma, invece, sui pericoli che corre la democrazia e in particolare sulla “tirannia della maggioranza”: una legge non è di per sé giusta perché espressione della maggioranza; per essere giusta deve essere al tempo stesso rispettosa dei diritti delle minoranze e dei valori che fondano la convivenza civile. Tocqueville delinea, poi, con parole che sembrano profetiche, i pericoli della democrazia: l’inerzia delle “maggioranze” porta al conformismo, all'isolamento degli individui, al materialismo. Per contrastarli, occorre, secondo l’autore, potenziare i contesti in cui la libertà potesse essere preservata dentro i tempi e gli spazi democratici, rendendoli immuni dalle derive dispotiche che si erano manifestate in Europa e in particolare nella Francia rivoluzionaria.
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