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Interculturalità, transculturalità, multiculturalità

Non è possibile leggere una relazione culturale senza distinguere un “Noi” da un “Loro”, soprattutto nei contesti reali, dove l’incontro è parte dell’esperienza quotidiana e stimola l’attivazione del senso comune per interpretare sentimenti e pensieri che sorgono spontaneamente ad ogni interazione. Ciò che viene chiamato in causa è il senso dell’identità, che ha un stretto rapporto con la personalità etnica, ossia il modo di percepire e concepire la realtà che appartiene ad ogni popolo.
George Devereux --> l’identità etnica presuppone due specificazioni simmetriche: 1. A è un X(noi), 2. A non è un non X(loro). Nel corso dello sviluppo storico del senso di identità etnica “loro” è anteriore al “noi”.

L’altro definisce il senso stesso dell’identità, riflettendo i contorni di ciò che si vuole considerare disomogeneo e diverso. È un processo che mette a nudo il bisogno di sentirsi appartenente ad un insieme considerato unico, che è tipico di ogni cultura. Questo vale nelle interazioni stabili che si manifestano tra comunità confinanti e nei confronti degli stranieri, che raggiungono un territorio con l’intento di risiedervi più o meno a lungo. Il rapporto di vicinanza è pericoloso l’altro con cui si condivide la frontiera è sempre coinvolto in una rete reale e simbolica di relazioni, dove il confronto si fa difficile.
Il problema del confronto culturale ha inizio con l’analisi dei sentimenti di appartenenza, quelli che generano i pensieri identitari: da essi si sviluppa il senso della culturalità, a partire dal quale, ha senso parlare anche di interculturalità, trans- culturalità o multiculturalità.
La culturalità non è qualcosa di oggettivo, ma è un sentimento che attraversa le persone una volta che s’incontrano con chi appartiene ad un mondo considerato “altrove”. La storia dei popoli è fatta di continue interazioni. Ognuno però ha la necessità di sentirsi legato ad una comunità, condividendo gestualità e simboli considerati propri, fino al punto di trasformarli in tradizioni e in fonti di sacralità.
Il sentimento culturale è del tutto reale ed efficace nel produrre atteggiamenti e disposizioni che hanno avuto nel corso del tempo modalità espressive diverse e opposte: dall’accoglienza al disprezzo dell’altro, dal convivio al razzismo. Nel mondo contemporaneo, il tema della culturalità ha assunto un particolare rilievo, poiché nessuna comunità si può sentire del tutto autonoma, disconnessa dalla rete planetaria che pone in essere un’ interculturalità, irrinunciabile.
Coloro che si fronteggiano solo le persone che si trovano a condividere territori e modi vitali, grazie ad incontri sempre più estesi e frequenti: ognuno costruisce le proprie relazioni con l’altro facendo riferimento ad un sentimento culturale, creando un ambito interculturale denso di emozioni e di pensieri. In questo senso l’interculturalità è un fenomeno spontaneo, che richiede capacità riflessive e critiche.
Dietro la pretesa dell’uomo della sua universalità si vela un dislivello gerachico: gli europei parlano di europei e non-europei; gli adulti degli adulti e dei bambini; l’essere umano dell’essere umano e degli animali…etc. in tutti questi casi,è soltanto il lato della differenza ad essere rimarcato, l’altro no. Per parlare di interculturalità occorre dunque aver superato l’aspetto emotivo e aver acquisito una consapevolezza razionale. Ciò permette di “navigare” tra le culture, riflettendo su quanto di esse si sia sedimentato nella propria, provocando il mètissage che normalmente caratterizza tutte le culture. La transculturalità è il frutto di una coscienza critica in grado di cogliere le porzioni di alterità che ogni comunità ha incorporato nel corso delle interazioni storiche che si sono manifestate tra gli individui che la compongono. In questo modo il passaggio fra una cultura e l’altra può essere vissuto come strumento di riconoscimento di qualcosa di comune, in grado di aprire la strada ad un incontro meno carico di pregiudizi. Esiste quindi un filo rosso che unisce le esperienze umane e permette di pensare in termini di uguaglianza e di differenza. Da questa consapevolezza deriva l’idea di una multiculturalità non connotata in senso negativo, ossia come un “loro” che corrisponde a un “non-noi”, descritto da Devereux. L’altro multiculturale non contiene pregiudizi, appare invece come l’uno fra gli altri, all’interno di una visione universale dell’umano.
Personalità etnica indica il modo di percepire la realtà e di concepire il mondo che appartiene ad ogni popolo.
Il confronto con l’altro chiama in causa un sentimento di appartenenza e sollecita pensieri identitari, da cui ha origine la culturalità, un sentimento che attraversa le persone quando incontrano qualcuno che viene da un mondo “altro”.

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