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Lévi-Strauss, Claude - La vita nelle comunità Nambiqwara (1933)

Secondo studi condotti dall’antropologo Claude Lévi-Strauss (“La vita nelle comunità Nambiqwara”- 1933) il processo di predazione non altera in maniera irreversibile l’ecosistema, a patto che la crescita demografica di una società non sia elevata. Infatti, proprio studiando le popolazioni di cacciatori-raccoglitori dell’Amazzonia e confrontandole con le popolazioni civilizzate, Strauss formulò la teoria delle società fredde e delle società-macchine a vapore. Le società “fredde” sono quelle che riescono a mantenere le proprie regole sociali tramite l’isolamento dalle altre società e il controllo delle nascite; le società “macchina a vapore” invece hanno perso il loro equilibrio sociale e per sopravvivere hanno bisogno di sprecare molta energia. Riferendosi a quest’ultime, Strauss fa l’esempio di Città del Messico, una metropoli in cui è impossibile controllare la crescita della popolazione e dove non ci sono regole sociali. Per questo egli parla di tristezza dei tropici e guarda alle popolazioni di cacciatori-raccoglitori con ammirazione. Queste, per mantenere le proprie regole sociali hanno forme di controllo delle nascite che riguardano l’ eliminazione di donne/bambine.

Il fatto che si sia passati da società di cacciatori-raccoglitori a società basate sull’agricoltura ha portato un irreversibile cambiamento nello stile alimentare, rendendo l’uomo onnivoro. Essere onnivoro in alcune situazioni si è rivelata una condizione negativa, in quanto l’organismo necessità di tutte le componenti (carboidrati, proteine, lipidivitamine, fibre). Per esempio la mancanza di sale iodato nella dieta può portare al cosiddetto Gozzo Delle Alpi e la mancanza di vitamina C alla Pellagra o malattia dei marinai.

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