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Globalizzazione


Globalizzazione: fenomeno economico, politico e sociale di interconnessione complessa iniziato a partire dagli anni ‘90
Globalismo: riguarda solo l’aspetto economico della globalizzazione
GLlobalismo: si fonda sull’ideologia neo-liberista, la quale esalta il libero mercato e la riduzione del peso dello stato nella vita pubblica (privatizzazione)
-la globalizzazione riguarda solo la dimensione del mercato
-il mercato è un fine
-il mercato controlla l’azione dei governi (politica)

Cause globalizzazione


Crollo dell’unione Sovietica e fine dell’egemonia economica e politico-militare degli USA
Maggiore competitività e spirito di iniziativa, più rapida circolazione di capitali
Informatizzazione

La principale conseguenza della globalizzazione è il fondamentalismo economico: le leggi del mercato e del denaro prendono il sopravvento su tutto e si aboliscono le differenze tra economia e politica. La politica dunque perde il suo compito primario: fissare regole giuridiche, sociali, economiche, ambientali.
Il problema sta nel fatto che l’economia non può sostituirsi alla politica nel decidere le sorti di uno stato e dell’intero pianeta: realtà complesse (come stati, politica estera, cultura, scuola..) non possono essere gestite come imprese.
La soluzione è la creazione di nuove istituzioni politiche che salvaguardino la democrazia e allo stesso tempo le regole del mercato. Bisogna inoltre anteporre la difesa degli interessi del cittadino e del consumatore agli interessi delle imprese e delle multinazionali.

Alternativa al globalismo è la globalizzazione democratica. Essa nasce dal basso e prevede un’equa divisione delle risorse, la difesa delle diversità culturali / biologiche / sociali e la difesa delle minoranze.

Ulrich Beck è il sociologo che definì quella globalizzata una “società del rischio”. La sua visione non è catastrofica perché conseguentemente alla presenza di rischi economici, ecologici, terroristici e bellici, si sviluppa nell’uomo una nuova apertura sul mondo che lo spinge all’autorealizzazione. Se il rischio è determinato dall’azione dell’uomo, esso è calcolabile e dunque limitabile attraverso la ridefinizione delle abitudini di ciascuno. La consapevolezza dell’influenza del singolo sui rischi globali infatti lo spinge verso nuovi stili di vita più consapevoli (etica dell’autorealizzazione).

Saskia Sassen (sociologa ed economista di origine danese, cresciuta in argentina) si occupa dei problemi della globalizzazione e in particolare delle ‘città globali’. Le città globali sono metropoli che diventano centri nevralgici e di potere, collegate tra loro grazie a trasporti e internet. Esse si sviluppano in modo simile tra loro ma si differenziano dalle località limitrofe; a seguito di alleanze tra loro arrivano a diventare più potenti degli stati nazionali.

La contraddizione principale di questo fenomeno risiede nel fatto che il Nord del mondo/stati è di norma più sviluppato del Sud; inoltre è proprio nelle città globali che si trovano più facilmente gli emarginati, non in quelle più piccole.
La stessa studiosa esamina la categoria degli ‘espulsi’, differenziando le espulsioni dalle disuguaglianze (sono inevitabili e vanno accompagnate alla giustizia sociale: il governo ha il compito di agire nell’interesse del popolo). Se si parla di ‘espulsi’ si intende quella categoria di persone che non hanno alcuna possibilità di inserimento nel mondo del lavoro e quindi nella società. Il termine indica il fatto che essi superano un limite oltre il quale diventano invisibili e non rientrano più in nessuna categoria (di quelle standard si intende).
Fino agli anni ottanta l’economia consumistica basata sulla produzione per la massa garantiva lavoro e retribuzione a tutti. Dagli anni ottanta però la finanza prende il sopravvento sull’economia, invadendo qualsiasi settore; non vende infatti soldi come le banche, ma azioni e per questo attira tutti.
Barber è il politologo teorico della governance globale di sindaci
Secondo Barber l’unico modo per preservare la democrazia è quello di creare una governance mondiale in cui non sono i governi nazionali ad unirsi nel governo mondiale, bensì i sindaci delle singole città. Queste ultime sono centri delle attività commerciali, comunicative, finanziarie, dotate di sistemi di trasporti. Esse sono destinate a costruire lo scheletro del governo mondiale. Barber parla di un ‘mondo di città’; egli sostiene che le connessioni tra le città siano molto più concrete di quelle che ci sono tra le nazioni (difficilmente riescono ad entrare in accordi).

David Held sostiene che la perdita di sovranità degli Stati nazionali sia una diretta conseguenza della globalizzazione e quindi si manifesti la necessità di istituire una governance mondiale. Il fenomeno infatti porta con sé problemi globali e non più relativi a piccole zone, la sicurezza economica, ecologica e terroristica è in discussione e la povertà è in aumento. Con la globalizzazione si instaura un sistema economico neoliberista in risposta al bisogno di regolamentare il rapporto tra capitalismo e sviluppo. tale sistema economico però provoca un alto tasso di disoccupazione e un divario tra ricchi e poveri; e quindi una diminuzione della partecipazione democratica del popolo.
Attraverso l’istituzione di una governance mondiale non corrotta dalla finanza si crea un ordine del mercato mondiale giusto e sicuro caratterizzato da uno sviluppo sostenibile (generazioni future) che annulli il divario. Si possono dunque risolvere quei ‘nuovi’ problemi che non sono gestibili dai singoli stati.
La governance deve essere democratica e sociale (garantisce i diritti umani a tutti):
1 Assemblea generale delle nazioni con facoltà consultiva e deliberativa (oppure nazioni unite riformate)

2 Creazione/Rafforzamento di parlamenti regionali per far si che ogni stato sia democratico (es: Sud America, Africa)
3 Strutture adibite alla risoluzioni di problemi globali (es povertà, welfare)
4 Ricorso a referendum come forma di partecipazione democratica diretta
5 Misure per l’applicazione del diritto: esercito di volontari da tutti i paesi che garantisca democrazia e pace contro minacce regionali e globali alla sicurezza


Bauman è un sociologo polacco nato nel 1925 di ideologia comunista. Egli per primo usa l’espressione ‘società liquida’ indicando una società in cui vige l’instabilità dei rapporti sociali (‘amore liquido’), instabilità lavorativa (precariato, instabilità economica, delocalizzazione della produzione), alto tasso di mobilità sociale.
Riguardo la globalizzazione si differenzia da Beck con la sua visione catastrofica: La globalizzazione e con essa il neoliberismo sono cause di povertà e divergenza sociale. Solo pochi ricchi privilegiati godono dei benefici della globalizzazione, gli altri restano nella povertà, nell’impotenza, privati di diritti e libertà. Per questi motivi gli stati nazionali non sono in grado di portare avanti una politica valida, la democrazia è in crisi e serve un nuovo modello di democrazia diverso da quello attuale (ora abbiamo una ‘democrazia del lavoro’ ma il lavoro sta scomparendo).

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