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Globalizzazione

Con globalizzazione intendiamo la crescita dell’integrazione fra regioni, società e culture caratterizzata dall’aumento dell’interdipendenza, cioè che ciò che accade in una parte del mondo ha ripercussioni su altre parti per esempio lo tsunami che ha risvegliato le coscienze di tutto il mondo e dall’auto percezione globale, nel senso che il mondo viene percepito in senso unitario. Il termine globalizzazione è diventato di uso comune negli anni ottanta del ‘900 nel momento in cui si teorizza che stiamo andando verso una società mondiale. Emerge una valutazione positiva e negativa su questa realtà:. l’idea che il mondo stia diventando piccolo, questa idea emerge da una conferma empirica in un esperimento condotto da un’università americana.. l’idea che il mondo stia diventando buio e pericoloso. L’apertura e l’abbattimento delle frontiere vengono associata timori di contagio sia in senso di malattie, ma anche ad un livello economico, per esempio come l’argomento di non finire come la Grecia, colpita da una grave crisi economica. La globalizzazione ha sostenitori ed detrattori :. Sostenitori: considerano la globalizzazione un fenomeno inarrestabile ed una possibilità per l’umanità di progredire verso un mondo più pacifico e giusto. I paesi in via di sviluppo hanno intensificato il loro commercio con l’estero e hanno migliorato la loro qualità di vita e le disuguaglianze devono essere viste con favore perché prima l’uguaglianza si fondava sulla comune povertà. Tra i sostenitori troviamo i neoliberisti e sostengono che sia inevitabile che il libero mercato prenda il sopravvento su tutto ed in particolare sulla politica. L’economia di mercato secondo loro deve decollare per aumentare la produttività ed il benessere per far diminuire le disuguaglianze e l’impatto con la natura. . Detrattori: sottolineano che la globalizzazione non è accompagnata da strumenti di controllo democratico di tali forze, come la finanza e il capitale. Tra di loro troviamo gli ambientalisti che sottolineano il ruolo negativo del libero mercato sull’ambiente. Un altro grande contributo ci viene dato dalle Nwe Global(FSM) un insieme di organizzazioni che sono contrarie a questo tipo di globalizzazione ed in particolare vogliano che la globalizzazione sia più sociale e che miri ad eliminare le disuguaglianze.

Economia

Il processo della globalizzazione si accelera dopo il 1989, Fukuyama, politologo americano di origine giapponese, sostiene la fine della storia per la scomparsa della dialettica capitalismo- comunismo. In economia aumenta l’importanza della finanza, il denaro che si sposta nel mondo riguarda più le transizioni finanziare che quelle delle merci. Appaiono nuovi attori economici come le multinazionali che hanno dei bilanci avvolte maggiori di alcuni paesi e concorrono nel piano politico. Nascono anche dei nuovi organismi internazionali come il FMI( fondo monetario internazionale) e il WTO( che fissa le regole del commercio). I loro interventi non sono sempre riusciti perché spesso gli interessi dei paesi sono più forti. Vi è un progressivo abbandono delle politiche Keynesiane, Keyns prevedeva un intervento dello stato nell’economia, ciò si era verificato dopo il secondo conflitto mondiale e il crollo del 1929. nel processo produttivo emerge la deteriorizzazione, nel senso che i prodotti sono realizzati in diverse parti del mondo. Ciò comporta che ci si sente meno appartenenti ad una classe sociale. Il lavoro viene svolto in più posti eliminando cos’ la coscienza di classe e vi è una perdita di importanza del territorio, per esempio il made in China su i prodotti.

Rischi e prospettive

Per il sociologo polacco Bauman stiamo assistendo ad una nuova stratificazione nella quale aumentano le distanze fra ricchi e poveri e i primi a differenza del passato hanno sempre meno bisogno dei secondi. È possibile che con l’avanzare della globalizzazione si assista ad una nuova solidarietà basata sull’interdipendenza. Lo sviluppo delle comunicazioni più che favorire il contatto con gruppi diversi intensifica quello all’interno di ciascun gruppo con il rischio così di forme nuovi “Ghetti”. Bauman sottolinea anche il carattere paradossale della società dei consumi. Afferma che i consumatori possono rifiutare ciascuna delle tante scelte a disposizione tranne una la scelta di scegliere tra quelle, ma questa non si presenta come tale. Nel 1972 il “Club di Roma” sottolineava che la crescita della popolazione e lo sfruttamento delle risorse naturali avrebbe potuto portare ad un arresto dello sviluppo umano. Il rapporto è stato criticato e piuttosto si sottolineata la difficoltà di trovare indicatori di sviluppo alterativi al PIL. Un tentativo è stato fatto in Buthan con l’indice di felicità nazionale lorda che combinava quattro obbiettivi: uno sviluppo economico equo e sostenibile, conservazione dell’ambiente naturale, difesa e promozione dell’identità culturale e un buon governo che dia stabilità. Sono state fatte anche delle ricerche che hanno sottolineato l’importanza delle reti familiari e sociali. Anche se i ricchi sono più felici dei poveri si è visto che i paesi ricchi sono meno felici di quelli poveri. La critica all’idea quantitativa dello sviluppo viene fatta dal movimento della decrescita i cui maggiori esponenti sono Latouche e Pallante. Essi propongono un modello di sviluppo basato sulla riduzione progressiva dei consumi, l’adozione di stili di vita sobri e a livello politico la redistribuzione delle risorse fra paesi più o meno ricchi. L’ipotesi anche se interessante si scontra con delle difficoltà pratiche prima di dotto quando bisogna decidere se un paese in via di sviluppo ha raggiunto un livello di vita sufficiente per decrescere e secondo la difficoltà di imporre politicamente l’adozione di stili di vita più sobri e regolati.

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