La società

Il termine «sociologia» compare per la prima volta nel Corso di filosofia positiva di Auguste Comte. La sociologia è un discorso scientifico sulla società (etimologicamente viene dal latino societas ovvero società, e dal greco logos ossia discorso, ragionamento e scienza). Quindi, la sociologia è la scienza che studia la società e focalizza l’attenzione sui fenomeni, i loro effetti e le loro cause.

Le due facce della società

Quotidianamente usiamo il termine società non per parlare della società in sé ma per indicare un gruppo che segue uno scopo comune come le società sportive, oppure qualcosa di più specifico che caratterizza una collettività in un dato punto dello spazio e del tempo. Si pensi all’espressioni «Società moderna» o «Società Contemporanea»

Aristotele

Il filosofo greco definisce l’uomo «animale sociale», ossia incapace di realizzare il bene e di conseguire la felicità al di fuori della comunità. Secondo egli la società si forma grazie al progressivo ampliamento dell’istinto associativo, che spinge dapprima uomo e donna a mettersi insieme per formare una famiglia, poi più famiglie a unirsi per costruire un villaggio.

Hobbes

Hobbes parte dallo stato di natura considerato come uno stato di guerra universale e perpetua, che condurrà all’autodistruzione del genere umano. In quanto tale, è una condizione da cui l’umanità deve necessariamente uscire, e per uscirne ‘pax est quaerenda’ (bisogna cercare la pace). Gli uomini sono quindi disposti a cedere l’illimitata libertà e il diritto su tutte le cose di cui godono nello stato di natura per sottomettersi al potere assoluto del sovrano nella società civile, pur di conseguire l’obiettivo della coesistenza pacifica, altrimenti irraggiungibile. Tale scambio, per quanto comporti l’alienazione di tutti i diritti naturali fuorché uno (il diritto alla vita) e la promessa di un’obbedienza assoluta al sovrano, sarà sempre vantaggioso perché garantisce all’individuo la sicurezza della vita.

Una scienza giovane e “moderna”

L’attenzione per la dimensione sociale dell’uomo è sempre stata presente nell’analisi degli studiosi. Studiosi non solo dell’età antica e medievale ma anche moderna. Si tratta di riflessioni marginali condotte all’interno di quadri teorici che non erano ancora finalizzati in modo specifico all’analisi della società. E’ solo a partire dalla metà del 19° secolo che il sapere sociologico si costituisce come branca scientifica autonoma. Nel 1892 nasce il primo dipartimento di sociologia a Chicago dove si afferma un’illustre scuola di pensiero e di ricerca.

Una scienza figlia del mutamento
La società subisce grandi trasformazione che tra il 17° secolo e il 19° secolo investono la civiltà medievali. Si parla infatti di tre grandi rivoluzione: Rivoluzione scientifica, francese e industriale.
Rivoluzione Scientifica
La rivoluzione scientifica mossa da Copernico, Keplero, Galilei e Newton modificò l’immagine del mondo fisico tramandata dalla cultura antica decretando l’abbandono della cosmologia geocentrica aristotelico-tolemaica e inaugurando una nuova prospettiva quantitativa e meccanicistica. Aprì la strada all’applicazione alla realtà umana dei principi utilizzati per indagare il mondo della natura ma con un metodo globale di indagine e di conoscenza.

Rivoluzione Francese

Già dal diciassettesimo, diciottesimo secolo, in Germania si assiste ad una rivoluzione culturale senza eguali, quella dell'illuminismo, che porta con se i caratteri della libertà, dell'uguaglianza sociale, della giustizia, della laicità, della scienza (soprattutto) ma anche dei diritti umani. Tutto ciò grazie a filosofi illustri quali Kant, Fichte e Schelling. Tali valori vengono fatti propri dalla Rivoluzione francese, 1789, che offrono il teatro "occasionale" per un primo impatto con la società che si emancipava attraverso lo strumento della rivoluzione.

Rivoluzione Industriale

Contemporaneamente in Inghilterra avveniva un'altra grande rivoluzione che avrebbe dato un forte contributo allo sviluppo della disciplina gettando le basi per una maggior analisi sociale: è il caso della rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale ha stabilito un nuovo punto di vista della Sociologia in quanto si è potuto toccare con mano tutta una serie di tematiche e temi che, non solo sociologi ma anche letterati e filosofi, hanno scosso e smosso radicalmente l'uomo. Il maggiore protagonista è l'industria, studiata a fondo dai sociologi in cui vedevano la trasformazione capitalistica della "natura". Qui si assiste ad un primo schematismo per la descrizione della società; tutto veniva esaminato in base alle conseguenze che ne derivavano sul modo di vivere delle persone che col repentino trasformarsi della natura vedevano l'ancor più repentino trasformarsi delle città stabilendo una sorta di gerarchia tra città e periferia, la prima avanzata e progredita la seconda più povera e non industrializzata.

Dalla “comunità” alla “società”

La forma associativa della comunità indica la fusione perfetta delle volontà di coloro che vi fanno parte; vi si partecipa immedesimandosi totalmente in essa, in modo emotivo ed irriflesso. La comunità è un insieme di sentimenti comuni e reciproci sulla base dei quali i membri rimangono uniti; è un gruppo stabile nello spazio, nel tempo, radicato nel luogo. I ruoli sono ben definiti, e c'è poca mobilità.
Il rapporto tra padri e figli è il più completo, in quanto alla base organica e al legame affettivo si unisce il principio di autorità fondato tuttavia non sulla volontà di dominio ma sull'esigenza dell'educazione. Nella società, invece, gli individui sono uniti strumentalmente e contrattualmente piuttosto che naturalmente ed emotivamente; vige dunque egoismo ed individualismo. Gli individui nonostante il bon ton e tutte le regole di cortesia sono di fatto l'uno contro l'altro, cercando ognuno la propria convenienza.

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