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La decrescita: necessità o scelta politica?

Dopo una fase caratterizzata da uno spreco di risorse ci troviamo oggi di fronte a un mondo di grandi turbolenze, reali e metaforiche. Le catastrofi naturali si verificano secondo modalità impreviste e a nulla sono serviti i modelli interpretativi che hanno cercato di spiegarne le cause ma soprattutto le conseguenze.
Ci troviamo di fronte a cataclismi: siccità, inondazioni, cicloni e onde anomale. Appaiono ormai in modo inoccultabile i limiti del progresso industriale, determinati all'estremo sviluppo del capitalismo.
E' proprio nell'ambiente che si colgono con maggior semplicità gli effetti dell'economia capitalistica ed evidente è il bisogno di agire in modo consapevole per cercare di porvi rimedio.
Molti studiosi propongono un percorso che consiste nella riduzione della produzione che si concretizza in un progetto economico e sociale fondato sulla decrescita.

Il termine decrescita è entrato nel vocabolario economico e fatica a trovare posto nell'opinione pubblica, ancora presa dai desideri del benessere.
Decrescita è una parola d'ordine che significa abbandonare l'obiettivo, un obiettivo il cui motore non è altro che la ricerca dei profitto da parte dei detentori del capitale; si tratta appunto di uno slogan politico.
Il punto di partenza di un simile “movimento” consiste nel rifiuto di considerare le cose naturali non rinnovabili-tra cui il petrolio-come se fossero appartenenti a qualche soggetto che su di esse ha posto la sua autorità
Ciascuno ne poteva godere in modo libero entro i limiti consentiti dalle regole sociali; lo stesso per le risorse rinnovabili come l'aria, l'acqua e la flora. E' l'opposto dell'economia che aveva caratterizzato l'approccio ai beni naturali delle popolazioni tradizionali come i Kwakiutl che avevano sviluppato un rapporto armonico con la natura, dipendevano infatti dai salmoni e li ritenevano come una sorta di fratelli e per questo erano da proteggere.
Concezioni di questo tipo implicano rapporti di reciprocità fra esseri umani e ambiente naturale, attraverso cui è possibile conservare le risorse naturali. L'uomo attingendo solamente alle risorse primarie senza dare il tempo ad esse di rigenerarsi ha spezzato il legame tra uomo e natura. Le catastrofi attuali sono la conseguenza della rottura di questo legame dalle quali si può però imparare qualcosa. Latouche dice che esiste la pedagogia delle catastrofi che ci offre l'occasione di rientrare sulla retta strada da percorrere.
C'è un movimento politico che propone di uscire dalla droga dello ''sviluppo per lo sviluppo'' con una decrescita. per fare questo Latouche dice che bisogna che il mondo riacquisti il suo incanto e i protagonisti di questo rinnovamento sono poeti, ogni sorta di specialista dell'inutile, del gratuito o del sogno. Ciò che conta è che la decrescita non venga immaginata come il ritorno di un sentimento religioso gestito da teologi perché se così fosse si avrebbe un futuro peggiore di quello che si prospetterebbe. La pedagogia delle catastrofi può essere utile nel momento in cui apre la mente alle persone in senso etico, rispettando una visione critica della realtà

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