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Gli emigrati


100 milioni sono oggi nel mondo gli emigrati, cioè le persone che vivono in un Paese in cui non sono nate. Non è un fenomeno di oggi. Da quando i primi ominidi si mossero dalle savane africane, l'emigrazione è stata una componente essenziale della storia umana. Ma l'uomo non lascia volentieri la propria casa: a spingere i popoli verso altre terre sono di solito guerre, oppressione e povertà.
60 milioni tra il 1850 e il 1939 lasciarono l'Europa, per la fame o le persecuzioni. La maggior parte si trasferì nelle Americhe.
Di essi 40 milioni si trasferirono negli Usa per cercare migliori condizioni di vita.
22 milioni sono oggi gli espatriati assistiti dall'Onu. Quasi tutti sono costretti a lasciare il loro Paese per sfuggire alla morte.
15 milioni furono gli indigeni catturati in Africa e portati in catene come schiavi in Nord America, Brasile, Caraibi (XVII e XVIII secolo).
10 milioni furono nel XIX secolo i coolies cinesi e indiani, trasferiti a forza con l'etichetta di lavoratori giornalieri.
7 milioni di musulmani nel 1947 lasciarono l'India per passare nel nuovo stato musulmano del Pakistan. Altrettanti indù lasciarono il Pakistan per l'India.
5,9 milioni furono i tedeschi che nel 1940 lasciarono la Germania orientale per rifugiarsi nella zona ovest controllata dagli Alleati. Migrazioni che in Europa avvengono anche oggi.
Infatti, 2,6 milioni di persone dalla fine della guerra a oggi hanno dovuto lasciare la loro casa nella ex Jugoslavia.
1,5 milioni sono oggi le persone che ogni anno lasciano per sempre la loro terra natale.
1 milione sono le persone che ogni anno per necessità cercano asilo momentaneo in un altro Paese.
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