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Cultura dell’integrazione e politiche inclusive

La problematica sociale dell’integrazione rappresenta il presupposto fondamentale di tutte le politiche inclusive, pertanto i progetti dedicati ad essa possono essere confinati all’interno di un segmento sociale che si presenta in forme molteplici e in tutti i contesti interpersonali.
La scuola occupa un ruolo centrale nell’educazione formale ma molti contenuti che formano l’opinione pubblica vengono trasmessi da fonti d’educazione informale come mass media e new media. C’è sempre infatti chi stabilisce i criteri dell’inclusione, ma si determinano anche criteri che mirano a escludere.
Gli ideali di una società più giusta ed uguale si possono scontrare con delle forti resistenze durante la loro traduzione in operazioni concrete, rivolge a un superamento delle barriere reali che consentono il passaggio dai diritti astratti al loro godimento concreto. La cultura dell’integrazione è forte quando il dialogo con l’altro “diverso da me” è percepito come uno stimolo per capire meglio le mie posizioni e il senso delle ragioni dell’altro, mediante un confronto libero.

La coscienza critica di una società che tende all’integrazione si esprime in modo chiaro quando denuncia l’invenzione di una categoria, quella dell’anormalità, dove si collocano persone per svariate ragioni (etiche, politiche, psicologiche, geografiche...). Michel Foucault nel testo Gli Anormali (1982), aveva colto le implicazioni che si producono quando il tessuto sociale è oggetto di una separazione che esclude ed isola. Al contrario, i principi dell’inclusione si basano su un pensiero che coglie la differenza in termini di molteplicità, da cui si può trarre un vantaggio reciproco.

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