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La Borghesia “classe dominante”

Come classe dominante la borghesia è certo meno "visibile" rispetto all'Ottocento, allorché la sua identificazione di classe era data sia da linee di frontiera abbastanza chiare (i"nemici comuni" di tutti i borghesi: l'aristocrazia in alto, il proletariato in basso), sia da una sua propria cultura e un suo proprio stile di vita. In altre parole, sarà pur vero che (nei paesi economicamente avanzati) la democrazia ha dato voce alle masse, il benessere si è diffuso, i conflitti di classe (conflitto sociale) hanno mutato volto, è rientrata buona parte della contestazione ai valori "borghesi"; tutto ciò può però aver rimodellato, non certo annullato differenze e sperequazioni. In tutte le società avanzate un quarto, e fino a un terzo della popolazione è composto di strati poco o nulla protetti; nel corso degli anni Ottanta negli Usa c'è stata una concentrazione, e non una distribuzione della ricchezza e non ha tolto alle classi "alte" poteri di pressione. Sommato ad altri eventi, come la crisi delle ideologie e dei partiti, e soprattutto, come si è detto, la crescita del terziario, esso ha provocato che la "coscienza di classe" del proletariato si sia di molto appannata. Individualismo, privatismo, consumismo, apatia politica
sembrano ormai ampiamente diffusi anche nella classe operaia. Che tutto ciò prenda il nome di"imborghesimento" è questione, dopo tutto, di lana caprina.
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