Ominide 817 punti

Nonluoghi di Marc Auge’ : prefazione

L’ immaginario urbano il qui e l’ altrove:
L’ urbanizzazione del mondo è proseguita e si è amplificata nei paesi sviluppati e non. Le megalopoli si estendono e cosi anche le vie di comunicazione. Assistiamo cosi a un triplo decentramento: le città, le abitazioni e l’ individuo e si sviluppa in maniera concentrica dal generale al particolare (fenomeno deduttivo). Nelle abitazioni oggi i televisori e i computer hanno preso il posto del focolare domestico al centro della casa. L’ individuo è in un certo senso decentrato rispetto a sé stesso. Si dota di strumenti che lo pongono in contatto costante con il mondo esterno. L’ individuo cosi puo’ vivere singolarmente in un ambiente intellettuale,musicale,visuale completamente indipendente rispetto al suo ambiente fisico immediato. Questo triplo decentramento corrisponde a quello che gli studiosi associano ai “non luoghi empirici”. Ma è necessario ricordare che non esistono non luoghi nel senso assoluto cosi come non esistono i luoghi. La coppia luogo/non luogo è uno strumento di misura del grado di simbolizzazione di un dato spazio.

Mondializzazione:
Il mondo attuale ci viene spesso presentato come un mondo nel quale le antiche frontiere sono state cancellate ma in realtà le cose non sono cosi semplice; è importante sottolineare 3 direzioni fondamentali : 1) esiste una ideologia della globalità senza frontiere, come una sorta di apertura;2) la globalità attuale è una globalità in rete e chi non vi è compreso ne è escluso;3)il concetto di frontiera rimane ricco e complesso cioè puo’ essere inteso come limite ma anche come possibilità di andare oltre. Il termine mondializzazione rimanda a due ordini di realtà: il primo al fenomeno della globalizzazione che è in aumento e il secondo alla coscienza planetaria ovvero che siamo coscienti di abitare uno stesso pianeta e che questa coscienza è una coscienza ecologica e inquieta. L’ ultima utopia oggi è l’ educazione: formata solo per pochi essa rimane tutt’ ora un ideale non ancora completamente realizzato.

Urbanizzazione e architettura:
E’ importante ricordare che ogni città è il mondo e che esso si riflette nelle nostre megalopoli, come un riassunto. La storia del popolamento umano è la storia del superamento di quello che chiamiamo frontiere naturali(fiumi,oceani,montagne) che hanno segnato il corso della storia di guerre e conquiste e dove queste frontiere vengono rispettate vi è la pace. Una frontiera non è un muro che vieta il passaggio ma una soglia che invita al passaggio . Il nostro ideale non dovrebbe essere perciò un mondo senza frontiere altrimenti non si riconoscerebbe la ricchezza della diversità bensì un mondo nel quale tutte le frontiere siano riconosciute, rispettate e attraversabili, cioè un mondo dove il rispetto delle differenze cominci con il rispetto degli individui. Fondamentale nel fenomeno dell’ urbanizzazione è l’ architettura urbana che è l’ espressione del sistema. Allo stesso tempo assume anche una dimensione utopica in quanto sembra fare allusione a una società planetaria ancora assente.

Il qui e l’ altrove:
Ai sui inizi l’ antropologia culturale utilizzava il concetto di tratto culturale che poteva rappresentare l’ elemento singolo di una cultura. Diventa ogni giorno piu’ difficile distinguere tra il qui e l’ altrove. Nel corso del rinascimento il qui era chiaramente l’ Europa e l’ altrove era il resto del mondo . Le cose nel corso del tempo sono cambiate in quanto il centro si è demoltiplicato e in qualche misura de territorializzato cioè con confini più labili. Riaffiora anche il concetto di arte in quanto deve esprimere la società ma deve farlo volontariamente , deve essere espressiva e riflessiva. Aeroporti,stazioni, ipermercati.. vengono immaginati dagli architetti come uno spazio comune suscettibile di far presagire che né il tempo né la bellezza sono assenti dalla loro storia. La città è più che mai il luogo di questa speranza e di questa attesa fino a quando non scopriremo di nuovo il senso della storia.

I non luoghi- Primo capitolo
Un incontro tenuto sul tema “Antropologia Sociale ed Etnologia”, ha fatto emergere interessi comuni fra gli etnologi “dell’altrove” e quelli “del qui”. L’antropologia è sempre stata un’antropologia del “qui” e “ora”: l’etnologo sul campo, infatti opera in un determinato luogo, e descrive ciò osserva e ascolta in quello stesso momento. Ci si potrà interrogare sulla qualità delle sue osservazioni e delle intenzioni che hanno influenzato la produzione del suo testo, in seguito; resta comunque il fatto che l’etnologo osserva il presente, cioè ciò che è attuale. Tutto ciò che allontana dall’osservazione diretta sul terreno, allontana anche dall’antropologia; dunque bisogna necessariamente distinguere l’antropologia dalla storia, anche se l’antropologia usa dei documenti storici, questo non fa di loro degli storici. E anche gli storici che hanno interessi storici non fanno antropologia. Ad esempio lavori storici di Ginzbury e Le Goff, rivestono il più alto interesse per gli antropologi, ma sono comunque lavori di storici. Dietro alla questione dell’etnologia vicina si profila un doppio interrogativo, il primo si chiede se l’etnologia dell’occidente possa aspirare allo stesso grado di complessità delle società lontane, e la risposta è affermativa, poiché l’etnologia ha lo stesso oggetto di studio, solo che in luoghi diversi. Oggi l’antropologia è presente in quasi tutti gli ambiti nei quali viviamo? Questa domanda è il secondo interrogativo che si pongono gli etnologi, e non interessa solo l’Europa, ma è una domanda valida globalmente. Va presa in considerazione la contemporaneità negli aspetti più attuali. Per studiare il mondo moderno è necessario suddividere l’oggetto dal metodo. Il metodo è la necessità di avere un contatto effettivo con l’interlocutore la rappresentatività invece è un’altra cosa, poiché noi parliamo con delle persone, ma in realtà scopriamo cose anche su persone con le quali non stiamo parlando. Storia e antropologia creano il problema di individuare l’oggetto empirico per l’etnologo in maniera qualitativa poiché non seleziona dei campioni statisticamente ma cerca di stabilire se una cosa è valida più casi. Gli storici hanno la stessa preoccupazione dell’etnologo quando sono obbligati a interrogarsi sulla rappresentatività, solo che essi devono ricorrere a indizi e non possono andare sul campo come l’etnologo. Tutte le branche dell’antropologia hanno teso a elaborare delle ipotesi generali che partivano nell’esplorazione ma finivano per essere delle configurazioni problematiche.

Questione della contemporaneità vicina:
In primo luogo sapere se vi sono aspetti della vita sociale contemporanea che appaiono idonei a una ricerca antropologica, proprio come le questioni della parentela, del matrimonio, del dono e dello scambio ecc. si sono imposte all'attenzione (in quanto oggetti empirici) e poi alla riflessione (in quanto oggetti intellettuali) degli antropologi dell'altrove. A questo proposito viene definito il “preliminare dell'oggetto”, che può suscitare dubbi sulla legittimità di un'antropologia della contemporaneità vicina. Louis Dumont fece notare che “lo slittamento dei centri di interesse” e il “cambiamento delle problematiche” impediscono alle discipline di essere cumulative e possono giungere a minarne la continuità. Nel libro si afferma che non è detto che la continuità di una disciplina si commisuri a quella dei suoi oggetti. Quando cambiano i modi di raggruppamento e gerarchizzazione e si propongono così, all'attenzione del ricercatore, nuovi oggetti, si parla sempre di vita sociale. Definizione positiva di ricerca antropologica: si occupa, nel presente, della questione dell'altro. La ricerca tratta tale questione al presente (quindi non come la storia) e la tratta simultaneamente in più sensi (quindi non come le altre scienze sociali). Tratta TUTTI GLI ALTRI: l'altro esotico, l'altro degli altri, l'altro sociale, l'altro intimo ecc. Importanza dell'individualità nell'etnologia: il sociale comincia con l'individuo; l'individuo è oggetto di osservazione etnologica. Mauss precisa che l’uomo studiato dai sociologi è l’uomo che si lascia definire nella sua totalità. Lo studio di questa totalità è fondamentale in quanto limita quella di individualità. L’individualità alla quale fa rifermento è un’individualità rappresentativa della cultura, un’individualità-tipo. Nell’analisi che fa del fenomeno sociale totale devono essere integrati non solo l’insieme degli aspetti discontinui ma anche la visione che ne ha o ne può avere uno qualsiasi che lo vive. L’esperienza del fatto sociale è doppia: esperienza di una società localizzata nel tempo e nello spazio con precisione ma anche di qualsiasi individuo della società. L’uomo si identifica nella società di cui lui stesso è parte e espressione. Mauss fa ricorso all’articolo ‘il malanesiano di questa o quall’isola” per dare un’idea di cosa intendeva con un individuo qualunque. Il malanesiano non è totale poiché lo conosciamo nelle sue dimensioni individuali. Cultura e individualità non possono definirsi espressioni reciproche. Le reazioni di un individuo non ci sorprendono perché pur essendo libere possono essere catalogate. Gli individui non sono mai abbastanza semplici come li immaginiamo.
Il vicino e l'altrove parte 2
La ricerca antropologica ha per oggetto l'interpretazione dell'interpretazione che si da alla categoria
di “altro” ai vari livelli spaziali e sociali.
Il mondo contemporaneo quindi, a causa delle sue trasformazioni accelerate, richiama in modo
particolare una riflessione antropologica rinnovata e metodica.
Le trasformazioni sono principalmente tre, riguardano il tempo, lo spazio e l'individuo (ego).
La prima trasformazione riguarda il tempo: sia la percezione che ne abbiamo, sia l'uso che ne
facciamo.
L'idea del progresso che implicava, che il dopo potesse spiegarsi in definizione del prima, è in
qualche modo scomparsa: infatti le atrocità delle guerre mondiali, dei totalitarismi e delle politiche
di genocidio non testimoniano un progresso morale dell'umanità.
Si arriva addirittura a dubitare della storia come portatrice di senso, riguardo al suo metodo (poco
sicuro e fondato su aneddoti), al suo oggetto (il passato ci parla solo della follia degli uomini) e alla
sua utilità (sarebbe meglio insegnare ai giovani dell'epoca in cui sono chiamati a vivere). Questo
perché adesso si incontra grande difficoltà a definire il tempo come un principio di intelligibilità e
di identità.
Così anche gli storici stessi iniziano a privilegiare temi ritenuti “antropologici” (la famiglia,
l'individuo, i luoghi della memoria..); questi sembra che parlino ai nostri contemporanei di ciò che
essi sono, mostrando ciò che essi non sono più.

Si può inoltre affrontare la questione del tempo da un punto di vista che ci coinvolge
quotidianamente : la storia accelerata , in continuo movimento. La storia ci insegue come un'ombra,
come la morte; abbiamo solo il tempo di iniziare a invecchiare che la nostra vita gia diventa storia.
La storia è una continua serie di avvenimenti ed è quest'abbondanza a costituire un problema per gli
stoici contemporanei (anche se lo è sempre stato per quelli che la concepivano come lo sviluppo di
un prima , di un passato). Secondo Furet , che fa l'analisi della Rivoluzione, afferma che
l'avvenimento rivoluzionario non è riducibile alla somma dei fattori che l'hannno reso possibile e
pensabile. L'accelerazione della storia corrisponde infatti a una moltiplicazione di avvenimenti
molte volte non previsti da economisti, stoici o sociologi . Anche se comunque questo problema è
precisamente si natura antropologica .
E’ la sovrabbondanza di avvenimenti a costituire un problema: noi diamo e proviamo esplicitamente
il bisogno quotidiano di dare al mondo un senso, e questo costituisce il riscatto di questa
sovrabbondanza di avvenimenti, corrispondente ad una situazione che potremo definire di
“Surmodernità” per rendere conto della sua modalità essenziale: l’eccesso. E’ dunque attraverso una
figura dell’eccesso, eccesso di tempo, che si comincia a definire la condizione di surmodernità,
suggerendo un ottimo campo di osservazione e un oggetto alla ricerca antropologica.
La seconda trasformazione accelerata tipica del mondo contemporaneo è lo spazio che è appunto la
seconda figura d'eccesso.
L'eccesso di spazio è correlato al restringimento del pianeta. I nostri primi passi nello spazio
riducono il nostro spazio ad un punto infimo di cui le foto prese dal satellite ci danno l'esatta
misura.

Avvertiamo gli effetti perversi e le possibili distorsioni di un'informazione le cui immagini sono
inevitabilmente selezionate, manipolate e capaci di influenzarci, allontanandosi da ciò che è
l'immagine obiettiva di cui dovrebbe essere portatrice.
Informative/pubblicitarie/romanzesche
i mediaci danno una falsa familiarità con la grande storia interpretata da attori, che ci porta anche
ad avere una concezione errata degli eventi passati e a riconoscere cose (persone, fatti, ambienti)
anche se non le conosciamo.
Questa sovrabbondanza spaziale porta alla creazione di ''universi di riconoscimento'', cioè
simbolici, cioè universi chiusi in cui tutto costituisce segno, dai quali gli etnologi hanno cercato di
ritagliare ''universi di senso'' all'interno dei quali gli individui si esprimono e relazionano attraverso
gli stessi criteri, da loro stabiliti.
La concezione dello spazio non è sovvertita e complicata tanto dagli avvenimenti in corso, quelli del
presente quanto dalla sovrabbondanza spaziale del presente (martellati di informazioni/notizie).
Questa si esprime in mutamenti di scala:
-Moltiplicazione riferimenti immaginari
-Accelerazione mezzi di trasporto
-Modificazioni fisiche considerevoli:
-Concentrazioni urbane
-Trasferimenti di popolazioni
-Moltiplicazione dei Nonluoghi= opposizione terminologica data da Mauss alla nozione
sociologica di luogo

Viviamo in un'epoca paradossale, nella quale l'unità dello spazio terrestre diviene pensabile, in cui si rafforzano le grandi reti multinazionali, e si amplifica anche il clamore dei particolarismi.
La sovrabbondanza spaziale pone l'etnografo davanti a difficoltà stimolanti, per le quali è necessario intraprendere lo studio di civiltà e culture nuove. L'esperienza lontana ci ha insegnato a decentrare lo sguardo per studiare le culture, ma noi viviamo in un mondo che non abbiamo ancora imparato ad osservare → imparare a pensare lo spazio
Una delle figure dell'eccesso che contribuiscono e definire la condizione di surmodernità è quella dell'ego individuale. A causa dello spostamento dei parametri spaziali certi etnologi sono giunti a interessarsi alle culture solo per l'aspetto della descrizione etnografica, e così facendo aumenta il rischio della banalità, perciò è importante che l'etnologia sostituisca i suoi campi di ricerca con la ricerca sul campo.
Nelle società occidentali, l'individuo si considera un mondo a sé, che si propone di interpretare da sé e per sé le informazioni che riceve. Il carattere singolare della produzione di senso, e di un linguaggio politico centrato sul tema delle libertà individuali, rinvia a ciò che gli etnologi hanno studiato negli altri, a ciò quindi si potrebbero definire le antropologie locali → sistemi di rappresentazione in cui viene data forma alle categorie di identità e alterità.
Sia Freud che Mauss nelle loro opere hanno cercato di individuare quella parte di uomini in grado di fare di se stessi l'oggetto di un percorso riflessivo, e anche Lévi Strauss scrisse che per essere esatti si può definire sano di mente colui che è alienato, poiché accetta di esistere in un mondo definito dalla relazione con gli altri.
E' dunque necessario porre attenzione ai fatti della singolarità, spesso facilmente riassunti in “omogenizzazione” o “globalizzazione” della cultura. Occorre prestare attenzione alla questione dell'oggetto dell'antropologia, ai cambiamenti che hanno interessato le grandi categorie attraverso cui gli uomini pensano la propria identità e le proprie relazioni reciproche.
Le tre figure dell'eccesso che caratterizzano la condizione di surmodernità (sovrabbondanza spaziale, di avvenimenti e l'individualizzazione dei riferimenti) permettono di comprenderla senza ignorare le complessità e le contraddizioni che ne fanno parte.
Dai luoghi ai nonluoghi
Un luogo si definisce identitario, relazionale e storico, di conseguenza uno spazio che non può definirsi tale si definirà nonluogo, cioè prodotto dalla surmodernità per esempio esistono luoghi anonimi in cui si nasce e si muore (es: clinica, ospedale).
Questo definisce un mondo “muto” promesso all’individualità, provvisorietà e all’effimero. Luogo e nonluogo sono polarità sfuggenti: il luogo è legato alla tradizione, quindi non potrà mai scomparire e il nonluogo, viceversa, è legato alla società. Tuttavia i nonluoghi rappresentano l’epoca (es: ospedali, parcheggi ,centri commerciali..).
Non esiste solo il parallelismo nonluogo – luogo, ma anche quello tra luogo praticato e spazio i quali costituiscono il luogo.
1. Lo spazio si distingue in geometrico, ovvero misurabile e regolare, e spazio antropologico, ovvero legato alla cultura a cui appartiene l’uomo, in cui si relaziona con il mondo e con l’ambiente circostante.
2. Lo spazio diventa luogo come la parola diventa parlata, quando è afferrata nell’ambiguità dell’effettuazione, tramutata in un termine derivante da molteplici convenzioni e modificata .
3. Il lavoro trasforma i luoghi astratti in spazi concreti.
Con la parola luogo si definisce quello antropologico cioè inscritto e simboleggiato. Tra luogo e spazio vi è una relazione data dalla precisazione terminologica, ovvero, con il termine spazio si definisce un concetto più astratto ed ha un solo significato. Luogo in francese è polisemico cioè un unico termine ha più significati, e in italiano più termini hanno un solo significato esempio luogo identifica le superfici del pianeta.
Il luogo ampio e molteplice porta il viaggiatore/spettatore ad avere un vuoto interiore derivante dallo spaesamento, poiché, anche se avesse le informazioni necessarie riguardanti il luogo in cui si trova non si sentirà mai a casa. Questo porta ad un assenza del luogo che implica la presenza di un nonluogo inteso negativamente.
Lo spazio è la pratica dei luoghi ma ci sono spazi in cui l'individuo si mette alla prova come spettatore senza che la natura dello spettacolo lo interessi veramente, come il pellegrino che si muove soltanto in un luogo a cui dà significato, come se lo spettatore in quanto tale costituisse lo spettacolo in sé. Il luogo verso il quale il pellegrino si reca è sovraccarico di senso, perché quest'ultimo che si viene a cercare vale oggi come valeva ieri per ogni pellegrino ( ad esempio il pellegrinaggio ha un valore religioso, invece per un amante ha un valore di amore)
.

Hai bisogno di aiuto in Sociologia?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email