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Illuminismo, la concezione della letteratura

In epoca illuminista cadde, o per lo meno si allentò, la distinzione fra scritti di scienza, filosofia ed economia e scritti di “letteratura”, e il termine “letteratura” acquistò un senso assai meno tecnico, fino a coincidere qualche volta con quello di “filosofia”. Lo scrittore illuminista, in quanto è e vuole essere “filosofo”, ritiene suo ufficio contribuire alla diffusione dei “lumi” assumendosi, anche nella sua attività di letterato e di poeta, compiti che fino allora parevano spettare ad altre categorie di intellettuali. Qualche volta anzi prevalse una concezione strumentale della letteratura, e una tematica scientifica, economica, o genericamente culturale, penetrò anche in “generi” tradizionalmente chiusi ad essa e aperti solo ad argomenti d’immaginazione e d’invenzione.
Si confronti questo rinnovamento con la “rivoluzione” che si vantavano di aver operata gli arcadi. Era avvenuta, quella, all’interno della letteratura precedente, senza che mutassero né le aspirazione dello scrittore, né il pubblico al quale egli si rivolgeva, né quindi i caratteri essenziali dello scrivere. Nell’età illuministica invece il rifiuto della vecchia letteratura si accompagnò allo sforzo di costruirne una sostanzialmente diversa, sia per la sua base sociale che per i suoi fini.

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