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Settecento: tra arcadia e illuminismo


Il diciottesimo secolo è l’età della ragione, che viene divisa in due parti: la prima metà in cui prevale, dal punto di vista letterario, l’arcadia (il nome si ispira ad una regione molto arretrata della Grecia), che rappresenta l’esigenza dei letterati di questo periodo di ritornare ai canoni classici; e la seconda metà in cui nasce l’illuminismo. Nasce il concetto di tolleranza: tutti hanno il diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero e la propria opinione.
L’indagine intellettuale attuata durante questo periodo si basa sull’importanza della ragione e della natura. La cultura del settecento è “cultura per l’azione: la conoscenza è finalizzata all’apprendimento di cose di carattere non solo pratico, ma anche teorico e giuridico”. Tutti hanno dei diritti intrinseci, naturali e inalienabili: il diritto alla vita, alla libertà di pensiero e di opinione, ecc… Si sviluppa il cosmopolitismo: tutti si sentono “cittadini del mondo” e vengono annullate le barriere nazionali. Il sovrano non è più al di sopra della legge, non è più “sovrano assoluto”, ma la legge è al di sopra del sovrano. La cultura non dipende dalla politica, come nel secolo precedente in cui la pubblicazione dei libri era limitata e controllata dalla Chiesa, ma la diffusione e la divulgazione di qualsiasi forma di cultura è libera. La cultura non è più legata ad un ambiente chiuso dedicato solo agli intellettuali, ma chiunque può prendere parte agli scambi culturali esprimendo liberamente la propria opinione. Cambia anche il linguaggio usato: non vengono più pubblicati solamente saggi scritti in modo aulico, ma si preferisce la divulgazione di giornali, più facilmente leggibili, scritti in un linguaggio medio accessibile a tutti.
Durante il settecento nasce l’accademia dell’arcadia. A dieci anni dalla fondazione l’accademia aveva formato moltissime ramificazioni in parecchie città italiane. I suoi membri erano una sorta di “mercenari letterari” perché scrivevano ciò che veniva loro comunicato.
La prima fase dell’arcadia vuole imitare Petrarca. Petrarca e il Petrarchismo sono considerati modelli da seguire contro la bizzarria e la stravaganza del barocco: si vuole ritornare ai canoni di equilibrio e armonia del medioevo. Si scrivevano poesie su commissione “mercenari della poesia”, quindi non erano testi scritti in modo istintivo e tali produzioni erano quasi sempre simili. Così si perde ogni forma di originalità perché, nonostante i poeti di questo periodo sono in grado di scrivere molto bene, i testi prodotti non sono il risultato di un pensiero istintivo o di emozioni reali. Gli scritti circolavano all’interno delle colonie.
Il tema prediletto della letteratura arcadica è legato al mondo pastorale.
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