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Le Odi

Ordinate da Parini stesso secondo un criterio tematico. Trattano di argomenti politico-civili ma anche di meno impegnati. Le Odi si dividono in due fasi: la prima, sorretta da una tensione civile e da finalità educative (prendono spunto dall'attualità e si nota la fiducia di Parini nel poter cambiare la società), ed una seconda fase, caratterizzata dalla delusione verso le riforme asburgiche (si ha il passaggio a temi più intimistici e infine si concentra sulla bellezza femminile e sulla funzione della poesia.

Il Giorno

Parini, fingendosi precettore di un aristocratico, descrive con la tecnica dell'ironia e del sarcasmo una giornata tipo del suo padrone. Lo scritto appartiene alla fascia giovanile delle sue opere ed è quindi facile trovare l'eco polemico di questa sua opera. Nelle prime due parti del Giorno Parini presenta un progetto di rieducazione della nobiltà, possibilità che nelle ultime due parti cade totalmente rendendosi conto dell'irreversibile decadenza di questi. Esso è un poemetto didascalico-satirico in endecasillabi sciolti.

Caffè o cioccolata?

Già dall'inizio si nota la contrapposizione tra “buon villan” (il contadino) descritto nella sua sanità morale mentre il nobile vive una vita degenerata (vive di notte). La satira, nella parte finale del testo, si fa acre: le bevande mattutine del “giovin signore” sono frutto di un'atroce colonizzazione in America. Il tema della colonizzazione è stato acceso da Rousseau che si interroga sulla giustezza delle azioni violente verso questi popoli.

Un pranzo radical-chic

Si apre il tema dello scontro fra “commercio” e “agricoltura”. Qui il nobile prende le difese del “commercio” e quindi è da intendere, tramite l'ironia, che Parini prende le difese dell'agricoltura. Essa è infatti la produttrice delle materie prime, senza di essa il commercio non avrebbe sostentamento. Si ha anche il contrasto vegetariani e carnivori, i primi sono infatti a difesa degli animali ma non hanno la minima pietà per i propri simili.

La vergine cuccia

Una nobile racconta di quando la propria cagna prese a morsi un servo e questi la calciò via. La punizione per questa azione fu il licenziamento e la povertà. Nella prima parte si descrive l'epicità della scena mentre nella seconda Parini denuncia la vuotezza della nobiltà settecentesca.
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