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Parini e l'illuminismo


Parini è un intellettuale impegnato bella battaglia civile, tesi a diffondere idee nuove che migliorino la vita sociale e giovino al bene comune. L’opera letteraria di Parini, per lo meno nella sua prima fase appare quindi in sintonia con il clima riformistico instaurato da Maria Teresa d’Austria. Talvolta gli intellettuali più innovatori e di maggiore prestigio, come Verri e Beccaria, si impegnano in prima persona, assumendo carsiche di grande responsabilità nell’amministrazione dello stato. Parini può a buon diritto essere collocato nell’ambito di questa categoria che collabora con il potere. Tuttavia i suoi rapporti con l’Illuminismo non appaiono così lineari.
Problematico è innanzitutto il suo atteggiamento verso l’Illuminismo francese in particolare nei confronti di Voltaire e Rousseau. Parini ne respinge con forza le posizioni antireligiose ed edonistiche, di cui parla in termini molti duri in un passi del Mezzogiorno. Egli è ostile a ogni forma di fanatismo religioso e ritiene peccaminose le guerre di religione. Per certi aspetti, nella sua esaltazione di una religiosità intima è persino vicino al deismo illuministico. Tuttavia crede profondamente nella religione, sia come freno alla scatenarsi delle passioni umane e cine principio di un’ordinata convivenza civile, sia in sensi metafisico, cime rivelazione del significato ultimo dell’esistenza umana e come garanzia di salvezza. Perciò ritiene che le teorie libertine siano estremamente pericolose per la conviveva sociale. Tuttavia accoglie con favore i principi egualitari: crede nell’uguaglianza originaria di tutti gli uomini a prescindere dalla classe sociale in cui è collocato. A queste idee si connette un altro aspetto tipicamente illuministico, l’umanitarismo, l’amore per l’umanità in quindi tale, la convinzione che dovere fondamentale di ogni uomo è la solidarietà per i suoi simili.
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