Giorgjo di Giorgjo
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Opere letterarie di Parini


La letteratura di Parini è in perfetta sintonia con il clima instaurato da Maria Teresa d’Austria, all’interno del quale tutti gli intellettuali più prestigiosi assumono incarichi di grande responsabilità. Parini è ostile ad ogni forma di fanatismo religioso, ritiene empia ogni guerra di religione ed è contro l’oscurantismo degli ecclesiastici; contemporaneamente crede però che la religione sia un indispensabile freno allo scatenarsi delle passioni umane e che essa spieghi il significato dell’uomo. Parini respinge quindi numerose posizioni dell’illuminismo francese, ma allo stesso tempo accoglie l’umanitarismo, la piena solidarietà tra gli uomini, la società che garantisce all’uomo un’assoluta dignità. Le considerazioni e le idee di Parini nei confronti dell’aristocrazia e della nobiltà emergeranno nell’opera “Il Giorno”, un poemetto in endecasillabi che mirava a descrivere in modo ironico (attraverso una struttura antifrastica) la decadenza dei ceti sociali più alti. Parini suddivideva la giornata ideale del suo “pupillo”, un giovin signore appartenente alla società milanese in Mattino, Mezzogiorno e Sera (l’ultima sezione dell’opera venne suddivisa in due parti incomplete: il Vespro e la Notte). La nobiltà viene definita oziosa, vuota ed improduttiva, e viene descritta gente che si accontenta di sperperare le ricchezze delle sue rendite sfruttando il lavoro di altri. Sul piano intellettuale, Parini critica l’aristocrazia poiché non coltivava studi che avrebbero potuto permettere l’avanzamento del progresso. Il giovin signore è colui che da tutti è servito e a nullo serve.
Un’altra importante opera è il “Dialogo sopra la nobiltà”, all’interno del quale i due interlocutori sono due defunti: un poeta plebeo e un nobile. Secondo Parini la nobiltà ha origine dalla violenza e dalla rapina: essendo però un moderato riformista, la sua idea non è quella di abolire una classe sociale, si limita solo a fare delle obiezioni. Inoltre non condivide il cosmopolitismo, l’essere cittadino del mondo.
Nel 1768 scrive il “Dialogo sopra la poesia”, all’interno del quale pensa che la poesia debba rimettere sul “trono” sia il buon senso che la ragione. Parini è legato alla tradizione classica dei vecchi modelli, la riduzione all’utile è qualcosa che egli non approva: nell’ultima strofa afferma di volere l’unione tra l’utile ed il bello, e riprendendo un precetto oraziano, comunica che bisogna mescolare l’utile al dolce.
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