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Giovanni Meli: Sti silenzi, sta virdura, da Buccolica

Testo

Sti silenzi, sta virdura
sti muntagni, sti vallati
l'ha criatu la natura
pri li cori innamurati.
Lu sussurru di li frunni,
di lu ciumi lu lamentu,
l'aria, l'ecu chi rispunni,
tuttu spira sentimentu.
Stu frischettu insinuanti
chiudi un gruppu di piaciri,
accarizza l'alma amanti,
e ci arrobba li suspiri.
Donna bedda senza amuri
è na rosa fatta in cira,
senza vezzi, senza oduri,
chi nun veggeta né spira. [….]
È l’amuri un puru raggiu,
chi lu celu fa scappari,
a chi avviva pri viaggiu
soli, luna, terra e mari.
Iddi dona a li suspiri
la ducizza chù squisita,
ed aspergi di piaciri
li miserii di la vita.
Mugghia l’aria: e a sio dispettu
lu pasturi a li capanni
strinci a sé l’amatu oggettu,
e si scorda di l’affanni.

Perifrasi

Questi silenzi, questo verde,
queste montagne, queste vallate
sono stati creati dalla natura
perché ne gioissero i cuori innamorati
l sussurro delle fronde,
il roco scorrere dei ruscelli,
l’aria, l’eco che risponde
ogni cosa incanta l’animo.
Questa frescura che si insinua dolcemente
racchiude un insieme di piaceri,
sfiora l’anima dell’innamorato
e gli sottrae i sospiri.
Una donna bella senza amore
è come una rosa di cera,
senza attrattive e senza profumo
che non vive, né respira. [……..]
L’amore è come un raggio puro
che fa muovere il cielo,
e che sospinge nel loro movimento
il sole, la luna, la terra e il mare.
Esso dona ai sospiri
la dolcezza più squisita,
ed innaffia di piaceri
le miserie della vita.
L’aria prepara la tempesta e suo dispetto,
il pastore nella capanna
stringe a sé l’amato oggetto,
e si dimentica delle sofferenze.

Spiegazione

Giovanni Meli è un medico-poeta, nato a Palermo nel 1740. Molto vicino alle idee filosofiche degli Illuministi francesi, per i suoi componimenti in dialetto fu accolto nell’Accademia arcadica del buon gusto. Si occupò anche di argomenti scientifici e le sue Riflessioni sul meccanismo della natura furono, di ispirazione illuministica, furono proibite dalla censura. Denunciò le miserrime condizioni in cui erano costretti a vivere i contadini siciliani. Morì a Palermo nel 1815. Il componimento Sti silenzi, sta virdura è tratto dalla Buccolica, la cui stesura fu iniziata nel 1787. Ad una lettura superficiale, esso riprende i temi cari all’Arcadia: gusto per la vita campestre e per gli atteggiamenti pastorali che derivano dal mito del buon selvaggio di Rousseau. In realtà non si tratta di un artificio galante o di un gioco arcadico: il silenzio dei campi che descrive, la malinconia e l’idillio amoroso venato da una certa sensualità sono rappresentati con una forza poetica diversa. Infatti, l’adesione dell’animo del poeta al silenzio campestre e lo stesso idillio amoroso sono spontanei e non hanno niente di lezioso. Il protagonista non è il solito pastorello ma un vero pastore che nell’amplesso con la donna amata dimentica tutta la sua dura vita fatta di sofferenze e di privazioni, mentre fuori la tempesta incombe sulla capanna. Il Meli, qui, si manifesta un arcade illuminista. IL dialetto siciliano che adopera si avvicina più possibile all’italiano ed è per questo che la sua poesia arrivò ad avere anche delle risonanze europee

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