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Cesarotti - Poesie da Ossian_frammento da Temora, II vv.58-66

Spiegazione

In Temora, poema in otto canti, che prende il nome della reggia d’Irlanda, Ossian descrive le imprese vittoriose di Conar, il primo re d’Irlanda. Il re Cròtar accorre, inutilmente, per fermare l’avanzata di Conar, ma ancora una volta le sue genti, chiamate D’Alnecma i duci, sono volte in fuga dall’invasore. Cròtar, vistosi vinto, si ritira in disparte: il suo aspetto è un qualcosa di sacerdotale. Infatti nei Canti di Ossian non troviamo mai eroi giovani e baldanzosi, ma persone anziane, avvolti nei propri pensieri e nella nebbia dei tempi. Nel frammento la natura sembra essere partecipe del dolore causato dalla sconfitta. Tuttavia, essa è ben diversa dalla dolce natura mediterranea: appare severa, cupa, piena di dolore e di orrore senza alcuna possibilità di rapporto con le leggiadre estasi dell’animo dei poeti dell’Arcadia.
Dal punto di vista metrico il frammento si compone di versi endecasillabi sciolti.

Parafrasi

Cròtar accorse in aiuto, ma le sue genti
fuggirono di nuovo. Il re silenzioso e a passi lenti
si mise in disparte in compagnia del suo dolore. Più tardi ebbe occasione
di segnalarsi in altre guerre a Ata [la capitale del suo regno] ma rimase sempre afflitto per la sconfitta riportata.
[Il concetto è espresso dall’immagine della fama Cròtar che, riportando delle vittorie, risplendette, ma la sua luce fu oscurata, come quando d’autunno il sole è avvolto nella nebbia quando si avvia verso i foschi rivi di Lara];
le erbe appassite lasciano trasudare un umore infetto e per quanto sia colpito dai raggi del sole, l’accampamento è triste.
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