Video appunto: Alfieri, Vittorio - Vita

Vita di Vittorio Alfieri



Vittorio Alfieri nasce il 16 gennaio 1749 ad Asti e muore a Firenze l’8 ottobre 1803.
Considerato il maggiore poeta tragico del Settecento italiano, egli ripercorse il suo cammino formativo in una biografia, scritta da lui stesso, chiamata Vita che cominciò a scrivere intorno al 1790.

La Vita va però considerata come un racconto retrospettivo, dove la realtà viene forzata per conformarsi al pensiero dell’Alfieri ormai poeta maturo.
Nato ad Asti, dunque, da famiglia nobile, dal 1758 al 1766 frequenta l’Accademia militare di Torino, considerata uno dei migliori collegi d’Europa, con risultati mediocri. A conclusione degli studi viene nominato alfiere dell’esercito regio ed è assegnato al reggimento provinciale di Asti. Da qui hanno origine una serie di viaggi.
Questo continuo vagabondare termina nel 1775, l’anno della “conversione” alla letteratura: Alfieri torna a Torino, completa una prima tragedia, Cleopatra. Il successo della rappresentazione di Cleopatra lo sprona a dedicarsi alla carriera di scrittore tragico; negli anni successivi scriverà le sue maggiori tragedie: Antigone, Filippo, Oreste, Saul, Maria Stuarda, Mirra, tra le altre.

La tragedia è la forma artistica da lui prescelta perché la più adatta a rappresentare la sua concezione della vita basata sullo scontro tra oppressi ed oppressori, tra uomini eroici e tiranni che rappresentano tutti quegli ostacoli che impediscono la piena realizzazione dell’individualità umana. La libertà non è una libertà politica, ma una libertà esistenziale.
Nel 1777 conosce infatti Luisa Stolberg, contessa d’Albany, praticamente separata dal marito Carlo Edoardo Stuart, pretendente al trono d’Inghilterra. Nasce un rapporto che Alfieri manterrà sino alla morte e che mette fine alle sue irrequietezze amorose. L’anno successivo fa dono alla sorella di tutti i suoi beni, mantenendo per sé solo una rendita annua.
Compone trattati (Della tirannide e Del principe e delle lettere) e la gran parte delle Rime. Nel 1786 si stabilisce con la fedele contessa a Parigi, dove assiste alla rivoluzione e la celebra in un’ode alla caduta della Bastiglia, A Parigi sbastigliata. Gli sviluppi della rivoluzione però, lo deludono, come lo spaventano le manifestazioni della plebe. Così fugge da Parigi nel 1792 e comincia, dopo la venuta dei francesi in Italia nel 1796, un’opera dai toni decisamente antifrancesi, il Misogallo.
Tornato a Firenze, dedica gli ultimi anni della sua vita alla composizione delle Satire, di sei commedie, della seconda parte della Vita e di traduzioni dal latino e dal greco. Nel 1803, a soli cinquantaquattro anni, muore assistito dalla Stolberg. La salma si trova nella chiesa di Santa Croce a Firenze.