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le tragedie


Il genere tragico
Alfieri approdò nel genere tragico spinto dall’urgenza di trovare una forma espressiva adeguata al suo “forte sentire”, ovvero alle contrastanti passioni che si dibattevano nel suo animo.
Le tragedie alfieriane seguono lo schema classico, si compongono di cinque atti e rispettano le unità aristoteliche di luogo, tempo e azione. In linea con gli illuministi, Voltaire in particolare, Alfieri prosegue con un ideale di semplificazione, abolendo i cori, le figure secondarie, gli intrecci complicati e le situazioni amorose a meno che fossero importanti nel dramma. Queste scelte portano in primo piano lo scontro tra tiranno ed eroe.
Nella vita, l’autore racconta di aver seguito un procedimento per tutte le tragedie, ovvero: ideare (pensare alla storia), stendere (stesura in prosa del testo) e verseggiare (dividere in battute e versi); finisce poi con un labor limae, ovvero verificare che l’opera sia perfetta.
Ad Alfieri non interessa la rappresentazione, infatti le sue tragedie sono scritte per la lettura e c’è un gran lavoro sull’indagine psicologica: sofferenze interiori profonde sono tipiche dei suoi personaggi.

Tragedie storiche, mitologiche e bibliche
Alfieri compose 21 tragedie.
Tragedie Storiche: Filippo, Bruto primo e Bruto secondo; Il protagonista di queste opere è l’eroe della libertà, che si oppone al tiranno, come nelle tragedie ambientate nella Roma antica (Bruto primo e Bruto secondo). Il tiranno è crudele, ma è anch’esso tormentato (Filippo).
Tragedie mitologiche: E’ approfondito il tema del destino che condanna gli esseri umani all’infelicità (Antigone); La mirra costituisce un’eccezione: l’eroe non è della libertà, ma per il conflitto tra la volontà di un padre e quella della figlia. Lo scontro non nasce da un atteggiamento tirannico, ma Mirra è innamorata del padre. Il dramma rende il personaggio ambiguo e misterioso, fino all’estrema soluzione del suicidio.

La parola domina sul resto e la tragedia non è di sangue, ma interiore, infatti la morte è vista come liberazione da un dolore interiore dalla quale non si riesce a liberare se non con la morte.
Le passioni che causano dolori sono irrazionali, contrasto illuminismo.

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