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Vittorio Alfieri: Polinice – riassunto

Secondo il racconto mitologico, Eteocle e Polinice erano i figli dell’amore incestuoso di Edipo con la madre Giocasta. Essi avrebbero dovuto regnare a Tebe a turno, ciascuno per un anno. Tuttavia, Eteocle rifiutò di rispettare il patto e i due fratelli, trovatisi coinvolti nella guerra dei Sette a Tebe, finirono per uccidersi in battaglia l’uno per la mani dell’altro. Nelle tragedie antiche, dominava la presenza del Fato, mentre Alfieri fa progredire l’azione per la volontà dei singoli, caratterizzata dal desiderio del dominio e dall’odio implacabile ed il finale viene modificato in tale ottica
Polinice si è presentato alla porte di Tebe con l’esercito che gli è stato inviato dal suocero, re di Argo, per chiedere ad Eteocle di rispettare gli accordi. Apparentemente, la vicenda è mossa da Creonte, lo zio dei due fratelli che segretamente ambisce a salire sul trono e perciò fa di tutto affinché la conciliazione fra i due fratelli sia resa impossibile. A seguito delle preghiere di Giocasta, i due fratelli sembrano arrivare ad una riconciliazione che avverrà nel corso di un’apposita cerimonia durante la quale i due giovani si scambieranno i poteri e rinnoveranno la promessa. Tuttavia, spinto da Creonte, Eteocle versa del veleno nella coppa sacra destinata al fratello ed egli stesso ne informa Polinice. Pertanto, la cerimonia della conciliazione viene interrotta e i soldati di Polinice prendono d’assalto le mura di Tebe. Eteocle, dopo aver costretto il fratello ad accettare un duello, resta ferito e viene portato morente dinnanzi alla madre con al seguito Polinice che era stato trattenuto a stento dal suicidio. Eteocle finge di cedere alla preghiere disperate della madre Giocasta e alle invocazioni del fratello e come prova del perdono concesso chiede di stringere Polinice in un ultimo abbraccio. Ma nell’atto di stringerlo fra le sue braccia, egli trafigge il fratello con uno stilo. Con questo finale, diverso, da quello che la mitologia ci ha tramandato, Alfieri riesce a rendere la scena più intensa e terribile, dimostrando che il vero eroe alfieriano è Eteocle e non Polinice in quanto troppo preso dalla sua quotidianità.
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