
Una studentessa di un liceo artistico romano è stata bocciata per troppe assenze. Peccato che quelle assenze fossero dovute a un percorso terapeutico certificato dalla Asl. Il Tar del Lazio l'ha reintegrata, due volte. Ecco com'è andata.
La vicenda
La ragazza seguiva un programma riabilitativo presso un Centro diurno: martedì e giovedì non poteva andare a scuola, il lunedì usciva prima. Tutto documentato, tutto comunicato dal Dipartimento di salute mentale.
Nei giorni in cui era presente, però, rendeva bene: valutazioni nella norma, rendimento complessivo più che sufficiente. Zero segnalazioni critiche dalla scuola durante il secondo quadrimestre. Nonostante questo, a fine anno è stata bocciata per mancata frequenza.
Il primo ricorso
La famiglia si rivolge al Tar. I giudici sono chiari: le assenze erano "straordinarie e documentate", e la studentessa aveva comunque accumulato abbastanza valutazioni per essere giudicata.
Secondo la sentenza del 27 agosto 2025, il limite massimo di assenze può essere superato quando le giustificazioni ci sono e il rendimento è valutabile. A prevalere, scrivono i giudici, deve essere "il corretto sviluppo personale ed educativo dello studente". Quindi l'ordine al consiglio di classe di rivalutare la studentessa.
Il consiglio di classe si riunisce e conferma la bocciatura. Stesso verdetto di prima.
Il secondo ricorso
La famiglia torna al Tar che, con sentenza del 3 dicembre 2025, annulla anche questo secondo provvedimento e ordina l'ammissione alla quarta classe entro 15 giorni. Con una precisazione: se la scuola non si adegua, la questione viene segnalata direttamente al Ministero dell'Istruzione e del Merito.
La posizione della scuola
L'istituto difende la propria autonomia: il tetto di assenze era stato superato, alcuni certificati erano arrivati in ritardo, e in diverse materie mancavano elementi sufficienti per una valutazione.
La scuola sostiene anche di aver proposto alternative - istruzione parentale, domiciliare o ospedaliera - tutte rifiutate dalla famiglia.