Ora di educazione fisica? Via piercing, spille e unghie ricostruite

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La questione del look a scuola è sempre più argomento di attualità. Mai come quest'anno, infatti, l'inizio delle lezioni è stato segnato da circolari a ripetizione da parte dei dei dirigenti scolastici. In costante aumento le norme interne che riprendono gli studenti e li obbligano a tenere un determinato comportamento. Ma soprattutto a presentarsi in classe vestiti e accessoriati in un certo modo. L'ultimo episodio in ordine di tempo proviene dall'Istituto Quintiliano di Siracusa.

Abbigliamento consono per l'ora di ginnastica

Un corretto abbigliamento per svolgere al meglio e senza rischi l'ora di educazione fisica. È quello che ha richiesto ai suoi alunni il preside della scuola siciliana. Niente piercing né unghie ricostruite, no a bracciali e spille, banditi oggetti acuminati o taglienti, vestiti adeguati e scarpe allacciate: ecco il dress code 'consigliato'. La pena per i trasgressori? L’esclusione dalla lezione di ginnastica. Una norma che, ovviamente, sta facendo discutere: da un lato, infatti, si cerca di educare gli studenti alla compostezza; ma qualcuno sostiene che gli adolescenti avrebbero bisogno di esprimersi liberamente anche nel modo di vestire. Il problema è che alcuni tendono ad esagerare e, soprattutto in questo caso specifico, per le ore di Educazione fisica un abbigliamento più “sportivo” non guasterebbe.

I precedenti di Bari e Rimini

Ma, come detto, quello di Siracusa è solo l'ultimo di una lunga serie di casi curiosi. Al Liceo Scientifico Scacchi di Bari, il preside aveva preso carta e penna e riempito tre fogli di obblighi e divieti rivolti a docenti, ragazzi e collaboratori scolastici. Qualche esempio: "il perentorio invito a non usare i corridoi della scuola come se fossero il centro della città". "Non è consentito passeggiare per i corridoi e ancor meno per i piani diversi da quello della propria classe, neanche per rifornirsi di cibi e vivande: occorre servirsi dei distributori collocati al proprio piano, segnalare eventuali carenze ma non andare in giro alla ricerca di merende o bevande di proprio gusto: la scuola non è un supermercato". Anche a Rimini la preside del “Belluzzi – da Vinci”, ha da tempo intrapreso una battaglia contro le mode più in voga tra i ragazzi. Addio quindi a pantaloni corti, jeans con i buchi e magliette stracciate, a canotte, cappellini e berretti, a ciabatte e infradito: da quest'anno scolastico le nuove regole prevedono una nota o un richiamo scritto – dopo tre infrazioni – per chi si presenterà in abiti "non consoni all’ambiente”.

Un dibattito aperto da tempo

Le polemiche sul codice di condotta a scuola, però, non sono nuove e ciclicamente si ripresentano. Addirittura, nel lontano 1989, l'allora deputata Ilona Staller - ai tempi nota pornodiva - presentò un'interrogazione parlamentare al ministro dell'Istruzione, Sergio Mattarella (oggi Presidente della Repubblica) sul caso di una scuola di Vigevano (in provincia di Pavia) in cui il preside vietò l'uso della minigonna alle ragazze. La Staller chiedeva a Mattarella "quali iniziative intendesse adottare allo scopo di indurre certi burocrati borbonici a prendere misure più in linea con lo spirito dei tempi". La risposta di Mattarella non si fece attendere: era innegabile - secondo l'allora ministro - il "diritto dei giovani a indossare modelli di abbigliamento diffusamente proposti dalla moda corrente e ormai naturalmente accettati", ma era altrettanto "innegabile" come le famiglie si aspettassero che a scuola "la naturale esuberanza dei giovani fosse contenuta a livelli compatibili con un ambiente ove si esercita istituzionalmente una funzione educativo-didattica".


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1 dicembre 2017 ore 16:30

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