
Il 22 e 23 marzo 2026 si vota per il referendum sulla riforma costituzionale della giustizia. Per gli studenti la domanda è immediata: le scuole resteranno aperte?
La risposta, in molti casi, è no. Lunedì 23 marzo le lezioni saranno sospese negli istituti che ospiteranno i seggi elettorali. E in diversi casi lo stop potrebbe partire già dal pomeriggio di sabato 21 marzo per consentire l’allestimento delle aule. Si tornerà in classe martedì 24 marzo.
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Quando si vota e perché le scuole chiudono
Il governo ha fissato le date del referendum per domenica 22 e lunedì 23 marzo. Il fatto che si voti anche di lunedì incide direttamente sull’organizzazione scolastica.
Come accade durante le elezioni politiche, amministrative o i precedenti referendum, molte scuole vengono trasformate in seggi elettorali. Le aule vengono allestite per il voto, il personale comunale organizza le operazioni e gli spazi devono essere liberati e messi in sicurezza. Per questo motivo le lezioni vengono sospese.
La riapertura è prevista, salvo diverse indicazioni locali, per martedì 24 marzo.
Non tutte le scuole chiuderanno
È importante chiarirlo: non tutti gli istituti resteranno chiusi.
A sospendere le attività saranno soltanto le scuole individuate come sedi di seggio. La decisione spetta ai singoli Comuni, che stabiliscono quali edifici scolastici destinare alle operazioni di voto.
Alcune scuole, quindi, potrebbero restare aperte e svolgere regolarmente le lezioni. Per sapere cosa accadrà nel proprio caso è necessario attendere le comunicazioni ufficiali del Comune o della dirigenza scolastica.
Cos’è il referendum sulla giustizia
Il referendum è uno strumento di partecipazione diretta: i cittadini aventi diritto sono chiamati a esprimersi per approvare o respingere una legge o una riforma. In questo caso si voterà sulla riforma del sistema giudiziario.
Va segnalato che la data potrebbe ancora cambiare. Se entro fine gennaio la raccolta firme per un nuovo referendum dovesse raggiungere le 500mila sottoscrizioni, potrebbe intervenire la Corte costituzionale.
Per ora, però, il calendario resta fissato al 22 e 23 marzo, con effetti concreti anche sull’organizzazione delle scuole.