Studiare non serve a niente? Non proprio: ti rende più felice e più sano

Marcello G.
Di Marcello G.

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Tenete alla vostra salute? Allora è forse è il caso di mettervi sotto e studiare sodo. Perché un buon libro o un esercizio mentale potrebbero essere la medicina che vi permetterà di stare bene, con il corpo e con lo spirito. Uno scherzo? Una provocazione? Una casualità? Niente affatto, ce lo dice l’Ocse. L’Organizzazione Internazionale per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico, nel suo ultimo rapporto sul mondo dell’istruzione, ha infatti dedicato un focus al rapporto tra studi e soddisfazione nella vita. E i risultati mostrano condizioni nettamente migliori per chi ha deciso di proseguire gli studi oltre l’età dell’obbligo.

PIU’ SI STUDIA, PIU’ SI È IN FORMA - Nei Paesi che hanno partecipato al sondaggio, la quota di quelli che affermano di sentirsi in salute è in media dell’88% tra quelli che hanno completato un ciclo di studi universitario o post-universitario; mentre chi si è fermato prima si sente decisamente peggio: la soddisfazione, infatti, scende al 79% tra quelli che hanno smesso a un livello d’istruzione secondario superiore o post-secondario non di tipo universitario e addirittura al 65% tra quelli che hanno abbandonato ancora prima. E non parliamo di ragazzi, che mediamente stanno bene, ma di persone che arrivano anche a 64 anni, quando i primi acciacchi dovrebbero iniziare a farsi sentire. Invece, chi ha studiato, sembra non accusare il passare del tempo. Ma non dipende tutto dalla scuola, molto è merito di noi stessi. Perché il dato è trasversale. In generale, infatti, chi ha un elevato livello di alfabetizzazione e di competenze logico-matematiche nel 92% dei casi si sente bene.

Per andare meglio a scuola e vivere felice, segui questi consigli:

NON SEMPRE LO STILE DI VITA FA LA DIFFERENZA - Naturalmente le differenze possono essere spiegate da una serie di fattori, come le condizioni di vita e di lavoro, il reddito, l’accesso alle cure, gli stili di vita sbagliati (inattività, alcool, fumo) che in alcune zone del mondo sono più diffusi. Ma questo è vero fino a un certo punto perché, ad esempio, il Giappone è la nazione che ha l’aspettativa di vita più alta in termini assoluti ma in questa ricerca non occupa le prime posizioni. Così come la Turchia, dove i tassi di mortalità sono piuttosto alti ma che risulta perfettamente in linea con la media globale nel rapporto studio-salute.

ITALIA APPENA SOTTO LE NAZIONI TOP - Ma quali sono i Paesi in cui il collegamento diretto tra i due fattori è più forte? Sicuramente quelli dell’Europa centro-orientale, dove si raggiungono livelli che sfiorano il 100% del campione. Germania, Repubblica Ceca, Slovenia, Austria: qui la differenza tra chi ha studiato di più e gli altri è nettissima. Bene anche il Nord-America (Stati Uniti e Canada) e Israele. E l’Italia? Non male; da noi più del 90% dei laureati sente di essere in buona salute. Solo in Oriente (Corea, Giappone, ecc.) questo paradigma sembra non funzionare.

L’ISTRUZIONE INCIDE ANCHE SUL LIVELLO DI SODDISFAZIONE - Studiare, però, non fa bene solo alla salute ma anche all’autostima. Lo stesso capitolo del Rapporto Ocse 2016 ci dice, infatti, che c’è una relazione tra il grado d’istruzione e quello di realizzazione personale. In media il 92% di quelli che possiedono un titolo di studi universitario o post-universitario è soddisfatto della propria vita; tra gli altri meno dell’88% è felice.

IN SCANDINAVIA GLI STUDENTI PIU’ FELICI - Lo scettro di Paese più felice grazie alla scuola va all’Islanda, dove proprio tutti i più istruiti sono contenti della propria vita. Una sensazione comunque molto diffusa in tutta la Scandinavia: Svezia, Norvegia, Danimarca e Finlandia superano il 95%. Invidiabile anche la condizione di Slovacchi, Olandesi, Neozelandesi e Canadesi, dove si arriva al 98% di soddisfazione. Note dolenti: India e Sud Africa, soprattutto a causa del basso tasso d’istruzione; ma sono economie emergenti, destinate anche loro a mettersi in linea con la media mondiale. In Italia, invece, il titolo di studio non pare influire più tanto sulla soddisfazione personale: circa il 90% dei laureati si dice appagato, ma pure gli altri non se la passano male, meno felici di appena un paio di punti percentuale.

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