
Ogni anno 1,2 miliardi di minori nel mondo subiscono punizioni corporali, cioè percosse o altre forme di violenza fisica usate come metodo educativo. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che mette in luce una realtà scomoda: solo in 67 Stati le punizioni corporali sono vietate in ogni contesto. E in questo elenco, clamorosamente, non c'è l'Italia.
Il fenomeno non riguarda solo alcuni aree o culture: secondo l’OMS, non risparmia nessun Continente. E, soprattutto, non porta alcun vantaggio educativo, ma pesanti conseguenze fisiche, psicologiche e sociali che possono durare fino all’età adulta.
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I numeri del rapporto OMS
Il documento raccoglie dati da 58 Paesi. In alcune zone, come il Kazakistan (30%) e l’Ucraina (32%), le percentuali di bambini colpiti nell’ultimo mese sono "relativamente basse". Ma altrove le cifre sono impressionanti: 63% in Serbia, 64% in Sierra Leone, fino al 77% in Togo. E non si tratta solo di “sculacciate”. Nel 17% dei casi, le punizioni assumono forme gravi, come colpi alla testa, al viso, alle orecchie o ripetute percosse violente.
A scuola la situazione non migliora
Non c’è solo la famiglia sul banco degli imputati. Anche le scuole hanno le loro responsabilità. In Africa e America Centrale, circa il 70% dei bambini dichiara di aver subito punizioni corporali in classe almeno una volta nella vita. Le percentuali scendono nella regione del Pacifico occidentale, dove restano però intorno al 25%. E nessun grado di istruzione è esente: dalla primaria alla superiore, nessuna età è esclusa.
Chi rischia di più
Il rapporto individua, poi, gruppi particolarmente vulnerabili. A rischiare maggiormente sono i bambini con disabilità, quelli cresciuti in famiglie dove i genitori hanno subito violenza da piccoli, o con mamme e papà segnati da dipendenze, depressione o altri disturbi mentali.
A tutto ciò si aggiungono fattori come povertà, razzismo e discriminazione, che rendono la violenza ancora più probabile.
Le conseguenze a lungo termine
Gli esperti dell’OMS sottolineano come “le punizioni corporali sui bambini comportino molteplici rischi di danni fisici e psicologici e non apportino alcun beneficio per l'educazione, i bambini, i genitori o la società”.
Perché gli effetti negativi possono durare ben oltre l’infanzia e l'ambito in cui si sono verificate le violenze. Comportando, ad esempio: uno sviluppo cognitivo e socio-emotivo compromesso, uno sviluppo cerebrale atipico, problemi comportamentali e maggiore aggressività, propensione alla violenza e al crimine in età adulta, relazioni familiari precarie, un rendimento scolastico ridotto, una maggiore accettazione sociale della violenza.