Napoli: studenti in rivolta per 'l'intervallo negato'

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

studenti intervallo

"Reclusi" in classe durante la ricreazione e divieto di assemblea. Più che a scuola, sembra di essere in una caserma. Questo è quello che avranno pensato gli alunni del Liceo Classico "Genovesi" di Napoli, una vera e propria istituzione del capoluogo partenopeo, riguardo le direttive del dirigente scolastico. E non si tratta di una misura recente, ma di una disposizione in vigore da diversi anni, come commentano, al quotidiano locale 'Il Mattino', alcuni alunni del Liceo: "Da tre anni, ormai ci viene negato l'intervallo. Non possiamo lasciare la nostra aula che ormai sentiamo come un bunker e questo per motivi di sicurezza, secondo la preside, e molte volte i professori ci negano anche i 10 minuti di pausa in classe”. In realtà, sempre secondo gli studenti, la situazione non sarebbe così critica dal punto di vista della sicurezza per portare a queste misure così forti. Negato, così, il diritto alla socializzazione con molti ragazzi che conoscono solo i compagni di classe: "Non conosciamo chi frequenta la nostra scuola e le matricole non hanno modo di confrontarsi con noi. Stringere amicizie con i ragazzi di altre classi è diventato impossibile e non è accettabile. Non chiediamo nulla di strano, vogliamo solo essere liberi di vivere in maniera spensierata l'intervallo".


Niente assemblea


La protesta degli studenti continua e nei giorni scorsi è stato presentato un documento con 300 firme in cui si contesta l'operato del dirigente scolastico. Una situazione peggiorata negli ultimi tempi con l'impossibilità perfino di realizzare assemblee plenarie. Infatti, secondo il responsabile della sicurezza, l'aula magna può contenere solo 130 alunni per volta, con il risultato che l'assemblea di istituto va di scena in tre riprese. Malgrado le promesse della preside di trovare un locale più adeguato per organizzare le riunioni, la situazione non è ancora cambiata. Nel mirino del dirigente c'è, a dire degli studenti, anche la soppressione dei viaggi di studio e la gestione dei ritardi. In realtà il 'pugno duro' attuato dalla preside vorrebbe avere come risultato quello di dare lustro all'istituto che molti anni fa rischiò la chiusura per la continua perdita di iscritti. Il Genovesi, nel 2013, ha evitato l'accorpamento, cioè la perdita di un'amministrazione autonoma e di un'identità di istituto, solo grazie allo smembramento di un'altra scuola, il liceo 'Campanella'.

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