Studente quasi ucciso a coltellate davanti scuola: i bulli colpiscono ancora?

Marcello G.
Di Marcello G.

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“Non finisce qui. Ci vediamo fuori!”. È iniziato con la più classica delle minacce da strada l’episodio di violenza che ieri ha visto protagonisti due adolescenti a Napoli e che ha rischiato di trasformarsi in tragedia. San Biagio dei Librai, nel cuore della città: qui i due, poco più che ragazzini (15 anni la vittima, 14 l’aggressore), si sono affrontati subito dopo l’orario delle lezioni, all’esterno della scuola media Confalonieri, frequentata da entrambi.

UNA NORMALE LITE CHE SI TRASFORMA IN AGGRESSIONE - Sembrava il solito scontro fatto di insulti e spintoni. Poi, però, il più piccolo dei due ha tirato fuori dalla tasca un coltello è ha iniziato a colpire il suo compagno di scuola. Tre colpi dati con rabbiosa velocità, tutti al torace, che hanno lasciato l’altro ragazzo in fin di vita in una pozza di sangue. Subito ricoverato, le sue condizioni - inizialmente gravissime - sono migliorate dopo un intervento chirurgico d’urgenza. Per ora i medici dicono che è fuori pericolo ma poteva andare molto peggio: il 15enne, infatti, è stato colpito due volte al polmone e le coltellate sono andate vicinissime al cuore e allo stomaco.

Nel frattempo, l’altro, riesce a darsi alla fuga ma dopo appena tre ore ci ripensa e si presenta in commissariato accompagnato da un parente. “Mi dispiace, ho fatto una cavolata”, ha dichiarato il ragazzo ai poliziotti. Ma le conseguenze del gesto, ormai, non sono più rimediabili. Per lui l’accusa è di tentato omicidio.

I PRECEDENTI - A quanto pare la tensione tra i due si trascinava da settimane. Tutti sapevano, tutti conoscevano che tra loro non correva più buon sangue. Le minacce e le provocazioni, però, improvvisamente erano diventate quotidiane; negli ultimi tempi, secondo quanto dichiarato dai compagni di scuola, le frasi erano diventate via via più pesanti. Qualcuno dice che erano giorni che l’aggressore diceva all’altro: “Io ti ammazzo”. Se la cosa venisse confermata l’ipotesi di reato sarebbe ancora più grave.

PARLARE DI BULLISMO È FORSE RIDUTTIVO - A questo punto, però, la domanda che in molti si stanno facendo è: siamo di fronte all’ennesimo episodio di bullismo? Forse è un po’ presto per dirlo, ma gli elementi a disposizione fanno pensare a qualcosa di più grande. Pare che la fonte dell’odio sia stata una ragazza contesa e che qualche apprezzamento di troppo avrebbe fatto scattare il raptus omicida. Sempre secondo la ricostruzione data dagli altri ragazzi, poi, l’accoltellatore era un tipo violento, con modi da bullo, pronto a difendersi senza badare troppo alle parole. Uno che ha dovuto crescere più in fretta dei suoi coetanei, una cosa che in quartieri difficili come quello in cui si stava per consumare il dramma capita spesso.

Un frase, più di tutte, potrebbe aiutare a inquadrare la vicenda: è quella data dal 14enne durante l’interrogatorio: “Il coltello? Lo portavo sempre appresso perché avevo paura di essere aggredito”. Lo stesso coltello che, invece, rischia ora di rovinargli la vita.

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