Giorni di occupazione: sono considerati assenze?

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

la protesta si attenua e gli studenti iniziano a chiedersi se i giorni di occupazione possono essere considerati come assenze

Centinaia di scuole in Italia sono state occupate da studenti che stanno protestando contro la legge La Buona Scuola e per i problemi interni agli istituti: numero di classi insufficiente per ospitare gli alunni, scuole troppo fredde, regolamento scolastico troppo rigido. Tanti sono i motivi della protesta ma un problema inizia ad affacciarsi nelle teste di ragazzi ed insegnanti: i giorni di occupazione saranno considerati come assenza? Possono mettere a rischio la validità dell’anno scolastico? Skuola.net risponde a queste e ad altre domande sulle proteste studentesche.

I giorni di occupazione valgono come assenza?


È la singola scuola, in base ai principi sanciti dall’autonomia scolastica, a decidere se considerare i giorni di occupazione come assenza o meno. Qualora si decidesse di considerare come giorni di assenza quelli dedicati all’occupazione del plesso scolastico, ogni studente dovrebbe regolarsi secondo quando descritto dalla C.M. n. 20 del 4 marzo 2011 che definisce i criteri di calcolo delle assenze ai fini della validità dell’anno scolastico ricordandosi che, per evitare la bocciatura, bisogna essere stati presenti ai ¾ delle ore di lezione totali scritte sul POF di ogni scuola. Nel caso in cui i giorni di occupazione intacchino i 200 giorni di lezione minimi per considerare valido l'anno scolastico, questi devono essere recuperati durante le vancanze di Natale, di Pasqua o estive.

Cosa significa “occupare la scuola”?


Per occupazione di una scuola, si intende un atto di protesta illegale attraverso il quale gli studenti entrano nell’istituto barricandosi dentro ed impedendo l’accesso alla scuola ad insegnanti, preside e altro personale scolastico.

Per quale motivo molti studenti stanno occupando le loro scuole?


I motivi fondanti della protesta studentesca sono le politiche giovanili del governo, considerate insufficienti per risolvere il problema della disoccupazione, ma anche l’edilizia scolastica e il diritto allo studio, e la legge La Buona Scuola. Molte scuole stanno poi protestando per problemi interni, che vanno dalle condizioni dell'istituto alla didattica, fino al regolamento scolastico.

Per occupare serve il permesso del preside?


Essendo l’occupazione un atto illegale, nessun preside darà mai il suo consenso affinchè questa avvenga. Infatti, ricordiamo che occupare una scuola significa violare l’art. 633 c.p. sull’”invasione di terreni ed edifici” e l’art. 340 c.p. sull’”interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”. Proprio per questo, gli studenti dovrebbero preferire altre forme di protesta legali quali, per esempio, l’autogestione, la cogestione o le manifestazioni pacifiche.

Quali conseguenze può comportare per gli studenti occupare una scuola?


In primis, possono esserci per gli studenti conseguenze dal punto di vista penale. Infatti, occupando si violano alcuni articoli del Codice penale e, per questo, gli studenti possono anche essere denunciati dai loro presidi. Le conseguenze, poi, si aggravano qualora le infrastrutture della scuola dovessero essere danneggiate nel caso, non tanto raro, in cui l’occupazione dovesse sfuggire di mano. Inoltre, dal punto di vista scolastico, occupare significa perdere giorni di lezione che diventano preziosissimi per tutti quegli studenti del quinto superiore che quest’anno hanno l’esame di Maturità. Senza considerare che, finita la protesta, bisogna tornare tra i banchi di scuola e non è sempre facile riprendere il ritmo scolastico. Inoltre, chi ha partecipato all'occupazione potrebbe incappare in alcune sanzioni disciplinari, se stabilito dalla scuola, e vedersi abbassare notevolmente il voto in condotta.

Serena Rosticci

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