
Un docente alle prime armi e, per giunta, senza un’abilitazione all’insegnamento di quella materia. È l’identikit di molti professori e professoresse che si trovano quotidianamente seduti in cattedra davanti a milioni di studenti, dalle elementari alle superiori, sostegno compreso. Una tendenza che potrebbe proseguire anche nell’immediato futuro. Secondo le stime fatte dai sindacati, pure nell’anno scolastico 2020/2021 il numero dei supplenti dovrebbe aggirarsi, stando alle stime fatte dai sindacati del comparto scuola, attorno alle 200mila unità (attualmente sono 187mila i contratti che scadranno tra giugno e agosto 2020). Molti di loro, come detto, senza una formazione specifica. Per questo, tra le motivazioni dello sciopero del prossimo 6 marzo, c'è anche quello di una soluzione per l'iter ad oggi piuttosto problematico di formazione, abilitazione e inserimento dei docenti.
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Supplenze, la questione "terza fascia"
Ma perché tanti professori non abilitati in classe? L’iter dei concorsi che dovrebbero formare le nuove graduatorie di merito – per stabilizzare quasi 50mila docenti - proseguono a rilento: difficile, se non impossibile, che si riesca a immetterli in ruolo entro la prossima estate (come inizialmente previsto). Il decreto Milleproroghe, in approvazione in questi giorni, ha ulteriormente spostato in avanti il termine per l’uscita dei bandi. Ma la didattica deve andare avanti. Così le scuole, per reclutare docenti ‘a tempo’, dopo aver attinto dalle cosiddette graduatorie ad esaurimento, continueranno a rivolgersi a quelle d’istituto; inclusa la ‘terza fascia’, quella in cui si trovano appunto soprattutto neolaureati e dove non è necessaria l'abilitazione per iscriversi.