Ciao Antonio, non si può morire per andare a scuola

Serena Rosticci
Di Serena Rosticci

foto di Antonio Summo il 15enne morto nell'incidente ferroviario in Puglia

Non sarebbe dovuto andare”. Questo è il drammatico ritornello che i genitori di Antonio Summo, il 15enne che ha perso la vita insieme ad altre 26 persone nell’incidente ferroviario in Puglia, continuano a ripetere. Come se dirlo ancora e ancora possa riuscire a cambiare le cose, a farli tornare alla sera dell’11 luglio e a convincere Antonio che quel mal di pancia che sentiva era effettivamente troppo forte per andare a scuola il giorno dopo. In realtà papà Nicola aveva provato a suggerirgli di restare a casa, ma niente. “Papà, devo recuperare due debiti, lo sai”, lo aveva ammonito Antonio. Così il 12 luglio è salito sul treno che lo ha portato ad Andria dove, seduto in classe, ha seguito i corsi di recupero. E lo ha fatto in maniera così attenta che il prof, per premiarlo, lo ha mandato a casa un po’ prima. È stata proprio quella manciata di minuti di anticipo a costargli la vita, a farlo salire sul quel treno che viaggiava sul binario unico.

Antonio frequentava il secondo superiore all'industriale di Andria. Alla stazione del suo paese, a Ruvo di Puglia, c'era il nonno. "Mi aveva chiamato al telefono: dieci minuti e arrivo, vieni a prendermi". Oltre al ragazzo, sui vagoni c’erano anche altri studenti. Il treno era molto frequentato da ragazzi che si recavano a scuola o all’università, così come da tanti pendolari che lo utilizzavano invece per arrivare al lavoro. Tante le vittime che ancora devono essere riconosciute, difficile farlo in breve tempo per via dei corpi dilaniati dalle lamiere. Inutili i giri negli ospedali dei genitori di Antonio che provavano a rintracciare il ragazzo sperando fosse ancora in vita. Ad averlo riconosciuto è stato proprio il nonno, mamma e papà non sono nemmeno riusciti ad avvicinarsi alla salma.

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Il sindaco di Ruvo di Puglia Pasquale Chieco sul suo profilo Facebook definisce quella di ieri “una giornata che nessun genitore dovrebbe vivere. In questo momento – leggiamo sul suo post - il dolore per le persone che hanno perso la vita e la vicinanza alle loro famiglie è più forte di ogni altro pensiero. So di esprimere il comune sentire della nostra città che in queste ore tristi piange la morte del giovane Antonio Summo e delle tante altre persone che irragionevolmente e inaccettabilmente in questa immane tragedia hanno perso la vita”, ha concluso. Ancora sono da stabilire le cause effettive dell’incidente ferroviario tra Corato e Andria, se si tratta di un errore meccanico o, come sembra più probabile che sia, di un errore umano.

Amava la musica Antonio, suonava la tromba e aveva appena fatto la prova d'ammissione a Bari per studiare in Conservatorio. Non sono solo le parole dei familiari e degli amici a raccontare questa sua passione, ma lui stesso attraverso la sua pagina Facebook. Video, immagini e commenti tra cui ora spuntano anche gli ultimi saluti. “Mi mancherai, un abbraccio da giù”, scrive un’amica, “Ciao Tonio, sarai sempre nei cuori di tutti noi. Un abbraccio dalla tua classe” postano i suoi compagni. Noi di Skuola.net non possiamo far altro che amplificare il loro saluto e unirci alla rabbia di amici e familiari chiedendoci quanti sono, effettivamente, quegli studenti che a oggi, in Italia, rischiano la vita per andarsi a sedere tra i banchi. E dire basta. Perché no, non si può morire per andare a scuola.

Serena Rosticci

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