Buoni voti a scuola? Basta pagare un hacker

Marcello G.
Di Marcello G.

hacker a scuola deepweb

Cinquecento dollari: è questa la cifra – tutto sommato “onesta” – che basta per falsificare un test scolastico negli Stati Uniti. Come? Grazie a Internet e alle mani esperti di un hacker assoldato per l’occasione. Perché nell’era del web diffuso che controlla le nostre vite – scuola compresa – i pirati informatici si mettono sul mercato, al servizio di studenti che non hanno voglia di studiare o che cercano di mostrare le falle nella sicurezza di un sistema scolastico, come quello USA, sempre più dipendente dalle tecnologie. Basti pensare che, oltreoceano, quasi tutti gli esami (a ogni livello d’istruzione) si svolgono con computer connessi in Rete e che i registri elettronici – da noi ancora agli albori – sono una realtà consolidata da molti anni.

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I PIRATI INFORMATICI ALL’ASSALTO DELLE SCUOLE. Così, decine di hacker, hanno colto la palla al balzo per arricchirsi alle spalle degli “asini 2.0”. Un tempo, infatti, si doveva ricorrere agli stratagemmi più assurdi per saltare un compito in classe (allagamenti nelle scuole, invasioni di insetti, telefonate minatorie o allarmi bomba e chi più ne ha più ne metta); oggi, invece, basta farsi un giro del Deepweb (o Darknet) - quella parte nascosta di Internet che presta il fianco ai traffici più loschi – per essere accontentati. Senza esporsi in prima persona.

PER GLI HACKER UN POTENZIALE BUSINESS. L’allarme è stato lanciato dall’esperto di sicurezza Daniel Smith sulle pagine del sito Business Insider. Secondo l’analista americano, negli ultimi 18 mesi c’è stato un notevole incremento di richieste di attacchi informatici “a pagamento” da parte di studenti. Tanto è vero che, ormai, gli hacker hanno delle tariffe standard a seconda della missione da portare a compimento. Il pagamento avviene in bitcoin, la moneta virtuale molto diffusa per i pagamenti online: con un bitcoin (valore circa 500 dollari) si può alzare di un punto il voto di un test oppure togliere un’assenza dal registro scolastico.

Ma i servizi comprendono anche il blocco del sistema informatico della scuola, con conseguente rinvio della prova d’esame; in questo caso i costi sono molti più alti, commisurati ai rischi, rendendo necessaria una raccolta fondi tra studenti. Ma alterare i risultati scolastici non è così semplice come sembra. Perché, come è ovvio che sia, questi metodi sono illegali; si tratta dei cosiddetti DDoS (Distributed Denial of Service), attacchi multipli in grado di far crollare le reti informatiche; di conseguenza, se si viene scoperti, si va incontro a una condanna certa.

E IN ITALIA? Se anche nel nostro Paese arrivassero servizi del genere sarebbe quasi come sparare sulla croce rossa, visto il livello di “cultura informatica” delle nostre scuole. Alcuni mesi fa Skuola.net aveva tracciato un quadro desolante della situazione: dopo tre anni dall’introduzione del registro elettronico, 1 studente su 4 affermava che nella sua classe si usava ancora esclusivamente il registro cartaceo. Ma il problema non è tanto questo, quanto il fatto che uno studente su tre ha ammesso di utilizzare lui stesso il registro elettronico al posto del professore; colpa della scarsa dimestichezza dei nostri docenti con le nuove tecnologie cosicché gli stessi insegnanti autorizzano gli alunni a segnare online presenze, assenze, voti e note.

Dare le credenziali di accesso al sistema, però, è come armare la mano ai malintenzionati: sin troppo semplice approfittare del permesso per cambiare il rendimento scolastico di qualsiasi studente. Per non parlare delle falle che si aprono nella tutela della privacy. Se poi il professore non dovesse consentire di accedere al registro elettronico si può sempre rispolverare un grande classico: rubare la password, in modo simile a quanto spesso avviene con le tracce dei compiti in classe.

È bene, dunque, che scuole e insegnanti si aggiornino e lo facciano presto. La diffusione dell’hackeraggio scolastico qui da noi potrebbe avere effetti devastanti. Già oggi si sente spesso parlare di attacchi informatici da parte di gruppi di studenti per intrufolarsi nei terminali della propria. Se però dovessero scendere in campo i professionisti tutto potrebbe assumere dimensioni incontrollabili. Del resto le risorse dei furbetti sono pressoché infinite.

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