La scuola impone la divisa: gli studenti dicono no

Andrea Carlino
Di Andrea Carlino

divisa scolastica

A Pagani, nell'istituto professionale alberghiero, è guerra tra la dirigente scolastica e gli studenti. Il tema della contesa è la divisa scolastica. Lo scorso 15 gennaio è entrato in vigore il nuovo regolamento della scuola che prevede per ragazze e ragazzi l'obbligatorietà della divisa con maglietta blu e pantaloni blu con il logo della scuola. Gli allievi non l'hanno presa bene: no alla divisa e ai suoi costi. La preside, invece, vuole limitare gli abiti eccessivi di molti alunni tra pantaloni strappati e maglie scollate.

Gli studenti attaccano

"Vogliamo sottolineare che l’obbligo di indossare le divise, una maglietta blu cobalto e pantalone con lo stemma della scuola, per i ragazzi del Pittoni di Pagani è stato portato avanti dalla dirigenza con un metodo antidemocratico, fortemente autoritario e repressivo, con minacce di bocciatura e non ammissione all’esame di maturità per le quinte – affermano i vertici regionali del sindacato studentesco Unione degli Studenti in una nota – Segnaliamo gli alti costi del contributo volontario per la divisa, che nella sostanza viene imposto dato che a chi non paga viene impedito l’accesso ad esercitarsi nelle materie pratiche, cosa che lede fortemente il diritto allo studio".

La preside risponde

La dirigente scolastica dell’istituto alberghiero risponde così alle accuse: "Da anni assistiamo ad alunni ed alunne che si presentano in aula con un abbigliamento poco consono ad un’istituzione come quella scolastica – ha affermato – La nostra divisa dà identità e segno di appartenenza alla nostra scuola. Il nostro obiettivo – continua - è formare liberi cittadini rispettosi delle regole, costruendo una mentalità utile a svolgere efficacemente il proprio lavoro nell’ambiente alberghiero. La decisione dell’obbligo delle divise, che peraltro creano un’identità e un senso d’appartenenza al nostro istituto, è stata assunta dal Consiglio d’istituto".

Non si tratta di un caso isolato

Negli ultimi anni si sono susseguiti diversi casi analoghi con istituzioni scolastiche chiamate a redigere regolamenti d'istituto in cui si obbliga gli studenti a vestirsi in modo più consono o addirittura a indossare la divisa. Nel 2015, ad esempio, a Mondovì, la preside di un istituto alberghiero decise l'obbligatorietà della divisa scolastica, pena una sanzione disciplinare. In quel caso, la scuola fece decidere agli studenti due opzioni: l'acquisto dell'uniforme nuova di zecca o di una delle divise già previste per i laboratori scolastici con agevolazioni per le famiglie in difficoltà.
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13 dicembre 2018 ore 14:30

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