Dantedì: i versi indimenticabili della Divina Commedia

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Oggi mercoledì 25 marzo 2020 si celebra per la prima volta il Dantedì, ovvero la giornata dedicata alla riscoperta della Divina Commedia e di Dante Alighieri. Ad istituire questa ricorrenza è stato il Governo, quale modo migliore per sentirci uniti se non celebrare il sommo Poeta simbolo della cultura italiana e della nostra lingua? Alle 12.0
0 di oggi saremo tutti chiamati a ri-scoprire i meravigliosi versi della Divina Commedia . Ci saranno flashmob, letture in streaming e performance - tutte da seguire sui social – accompagnate dall’hashtag #Dantedì e #IoleggoDante.


Flashmob sui balconi per il #Dantedì

In occasione della giornata dedicata a Dante l’invito è, per tutti quanti, quello di aprire finestre e balconi per leggere le due terzine del canto dantesco su Paolo e Francesca, quelle che provano che l’amore vince su qualunque cosa. L’idea è stata lanciata dalla Società Dante Alighieri per “dichiarare il nostro amore per l'Italia con Dante” in un momento in cui tutto il nostro Paese sta combattendo contro la diffusione del Coronavirus. Un’occasione quindi per apprezzare ancora una volta un’opera così grandiosa come la Divina Commedia. Oltre a quelli legati all’amore tra Paolo e Francesca noi di Skuola.net abbiamo provato a stilare un breve elenco di altri versi memorabili dell’opera dantesca.

I versi più belli della Divina Commedia di Dante

Ecco una selezione di alcuni tra i versi più belli della magistrale opera dantesca tratti dalle tre cantiche, ovvero Inferno, Purgatorio e Paradiso.

  • Nel mezzo del cammin di nostra vita/mi ritrovai per una selva oscura/ché la diritta via era smarrita. (Inferno, Canto I, incipit)
  • Per me si va ne la città dolente/per me si va ne l'etterno dolore/per me si va tra la perduta gente./ Giustizia mosse il mio alto fattore/fecemi la divina podestate/la somma sapïenza e 'l primo amore./ Dinanzi a me non fuor cose create/se non etterne, e io etterno duro./Lasciate ogni speranza, voi ch’intrate (Inferno, Canto III, Scritta sulla porta di ingresso dell’Inferno)
  • Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,/vidi e conobbi l’ombra di colui/che fece per viltade il gran rifiuto. (Inferno, Canto III, Papa Celestino V)
  • Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende/prese costui de la bella persona/che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende./Amor, ch'a nullo amato amar perdona,/mi prese del costui piacer sì forte,/che, come vedi, ancor non m'abbandona./Amor condusse noi ad una morte: Caina attende chi a vita ci spense (Inferno, Canto V, 100-107, Paolo e Francesca)
  • Chi è costui che sanza morte/va per lo regno de la morta gente? (Inferno, Canto VIII, Città di Dite)
  • Fatti non foste per viver come bruti/ma per seguir virtute e canoscenza
  • (Inferno, Canto XXVI, Ulisse).
  • Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?/Nullo, però che ‘l pastor che procede,/rugumar può, ma non ha l’unghie fesse. (Purgatorio, Canto XV, Marco Lombardo)
  • Sovra candido vel cinta d’uliva/donna m’apparve, sotto verde manto/vestita di color di fiamma viva. (Purgatorio, Canto XXX, 31-33, Beatrice)
  • La gloria di colui che tutto move/per l’universo penetra, e risplende/in una parte più e meno altrove. (Paradiso, Canto I, Incipit)
  • A l’alta fantasia qui mancò possa;/ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,/sì come rota ch’igualmente è mossa,/l’amor che move il sole e l’altre stelle (Paradiso, Canto XXXIII)
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24 marzo 2020 ore 15:00

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