
Le nascite totali sono in costante calo da 16 anni, con il record negativo toccato nel 2024 e una flessione ben evidente anche nel primo semestre del 2025: la fotografia dell'Italia scattata dall'Istat mostra un preoccupante crollo della natalità. Ma tranquilli, non siamo gli unici a fare i conti con le culle vuote.
La Corea del Sud ha un problema identico al nostro. Anzi, ne ha due: troppi pochi bambini e troppe scuole rurali che stanno per chiudere.
Però, a differenza di noi che ci limitiamo a guardare i grafici in picchiata con aria preoccupata, loro hanno trovato una soluzione geniale: mettere le nonne negli stessi banchi dove avrebbero dovuto sedere i nipoti che non sono mai nati.
Proprio così. Mentre l'Italia (e gran parte dell'Occidente) si interroga su bonus bebè, congedi parentali e incentivi vari che non sembrano funzionare, la Corea ha scelto un approccio diverso: accettare la realtà demografica e trasformarla in un'opportunità.
Hanno riempito le aule vuote con donne anziane che, 60-70 anni fa, non hanno mai potuto studiare. Il risultato è un redemption arc personale in stile manga per le arzille vecchiette, sostenute da una politica sociale che funziona davvero.
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Indice
Il problema: quando i villaggi si svuotano
La Corea del Sud sta affrontando problematiche demografiche che portano allo spopolamento dei villaggi, con i giovani che migrano verso le città in cerca di opportunità migliori.
Le scuole rurali stavano per chiudere una dopo l'altra. Niente studenti, niente scuola. E niente scuola, significa anche niente comunità: è un circolo vizioso che molti paesi conoscono bene.
Ma invece di arrendersi e trasformare le scuole in Airbnb (come probabilmente avremmo fatto noi), la Corea ha pensato di riaprirle per chi non ha potuto andarci.
Le studentesse che avrebbero dovuto esserlo 60 anni fa
Parliamo di donne nate negli anni '40 e '50. Donne che hanno vissuto l'occupazione giapponese e la guerra con la Corea del Nord. Donne a cui è stato detto che studiare non era "adatto" per loro, perché dovevano lavorare nei campi e badare alla famiglia: in una società profondamente maschilista, le donne non avevano bisogno di studiare secondo la mentalità dell'epoca.
Fast forward a oggi: queste stesse donne si trovano a vivere in un mondo digitale dove non saper leggere o scrivere correttamente significa essere escluse da praticamente tutto.
Prova a immaginare di dover chiedere aiuto ogni volta che dovete compilare un modulo, leggere un messaggio o capire le istruzioni di un farmaco.

Due problemi, una soluzione geniale
L'iniziativa risolve due problemi: innalzare il livello di alfabetizzazione nelle campagne e combattere lo spopolamento e la chiusura delle scuole. Quindi vincono tutti: le scuole rimangono aperte e le nonne ottengono finalmente quell'educazione che gli sarebbe spettata di diritto.
Le comunità rurali mantengono un centro aggregativo. Quella che si dice una situazione win-win.
Non è solo imparare a leggere
Certo, tecnicamente queste donne stanno imparando a leggere, scrivere e far di conto. Ma c'è qualcosa di molto più profondo in tutto questo. È la possibilità di riscrivere (letteralmente) la propria storia. È sedersi in un'aula e dire "meglio tardi che mai".
È avere l'indipendenza di poter fare le cose da sole dopo decenni passati a dipendere da altri.