Cyberbullismo, la ministra Fedeli: “Per sconfiggerlo c’è bisogno di tutti”

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“Fondamentale essere tutti uniti per combattere efficacemente il bullismo e il cyberbullismo”. È il messaggio che la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli, in occasione del Safer Internet Day. Perché quest’anno il Miur ha voluto dare un segnale forte nella lotta alla violenza – fisica e verbale, reale e virtuale - tra adolescenti associando alla giornata per la sicurezza in Rete anche la prima giornata nazionale proprio contro il bullismo. Un impegno che deve necessariamente coinvolgere tanti attori: le istituzioni, la società civile, gli adulti e gli stessi minori.

Una legge contro ogni forma di bullismo

Il Senato ha da poco approvato la prima legge sul bullismo e, se tutto andrà regolarmente, tra qualche settimana potrebbe avere il via libera definitivo anche dalla Camera dei Deputati. Per quella data il Ministero non vuole farsi trovare impreparato e, come annunciato dalla stessa ministra, “si spera di anticiparne le linee guide operative”, di competenza del Miur.

Docenti in prima linea nella lotta alle discriminazioni

Ma, come detto, sono tanti i potenziali alfieri di questa battaglia. Su tutti quelli che stanno molto tempo a contatto con i ragazzi: i docenti. “A loro – dice la Fedeli – bisogna dare in mano degli strumenti, soprattutto formativi. Anche se, per la verità, molti docenti si sono già attrezzati in questi anni, consapevoli che l’uso sicuro della Rete è un elemento molto importante non solo contro il cyberbullismo ma anche come modo per informare”.

Importante responsabilizzare i ragazzi

I ragazzi, però, vanno in qualche modo responsabilizzati, resi protagonisti. “Dentro ogni scuola – propone il Ministro - ci dovrebbe essere un riferimento specifico composto da loro. Anche il modo di comunicare la negatività del cyberbullsimo e degli atti di bullismo, fatto direttamente dai ragazzi ai loro compagni, è un altro degli elementi molto efficaci per contrastare questi fenomeni”.

I genitori hanno un ruolo fondamentale

Altro anello portante della catena, i genitori e in generale gli adulti. “Sono un elemento fondamentale – sottolinea la responsabile del Miur – e perciò anche loro devono essere sensibilizzati sui pericoli del bullismo. Non vorrei sentire dire (come purtroppo avviene spesso) ‘ma è una ragazzata’. Umiliare, insultare o non saper distinguere tra uno scherzo ‘positivo’ ed uno che invece porta con sé la violenza devono diventare aspetti su cui anche i genitori devono riflettere. Adulti che hanno però anche una precisa responsabilità pubblica, nell’uso del linguaggio e nel modo in cui ci si confronta con gli altri, perché “i ragazzi molto spesso mettono in Rete ciò che sentono nella società”.

Anche i media vanno coinvolti

E poi ci sono i mezzi di comunicazione, che potrebbero portare avanti una campagna di sensibilizzazione contro l’indifferenza, perché molto spesso ci si sottrae; si vedono degli episodi ma si dice ‘non sono io che sto agendo per umiliare e quindi è una cosa che non mi riguarda. “È importante – secondo la Fedeli - che si crei una grandissima solidarietà. Anche lo slogan della giornata (‘Tutti insieme contro il bullismo e il cyberbullismo’) è indicativo. Nessuno si deve girare dall’altra parte”.

Educare al rispetto delle differenze, vera ricchezza di una società

In fondo non è così difficile centrare l’obiettivo. “Si tratta di educare al rispetto dei diritti di ogni bambino e ogni bambina, al rispetto dei diritti umani, senza nessuna discriminazione, di nessun tipo - questo il punto di vista del ministro dell’Istruzione - È la strada migliore che la scuola può oggi percorrere per educare i ragazzi. Dobbiamo puntare sulla prevenzione non solo sulle sanzioni. Il rispetto dell’altro parte dalla conoscenza delle nostre diversità; le diversità sono una ricchezza”. Basterebbe applicare alla lettera l’articolo 3 della Costituzione, laddove dice che “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”.

Il parere sulla legge anti-bullismo

Infine un giudizio sulla legge anti-bulli: “Mi sembra particolarmente azzeccata – sostiene - la parte dell’ammonimento (che decade al raggiungimento della maggiore età) perché in qualche modo è utile dare un segnale che un comportamento da bullo non è una ragazzata e basta”.


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